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Scolpiva per lo zar Pontedera omaggia Pietro Küfferle
PONTEDERA. Gioiose epifanie artistiche. Succede che la città di Pontedera, grazie a una cordata di volenterosi sostenitori, riscopre un suo talentuoso figlio adottivo dal raffinato gusto estetico e...
PONTEDERA. Gioiose epifanie artistiche. Succede che la città di Pontedera, grazie a una cordata di volenterosi sostenitori, riscopre un suo talentuoso figlio adottivo dal raffinato gusto estetico e dalla biografia romanzesca. Lui è Pietro Küfferle (Verona 1871 - Pontedera 1942), scultore, attivo in diverse parti d'Europa fin da giovanissimo, per 16 anni direttore dell'illustre Scuola del corpo dei paggi dello zar di Russia, nella luminosa San Pietroburgo, e infine, dopo la rivoluzione del 1917 e in seguito all'eclissi della dinastia Romanov, approdato di nuovo in Italia in condizioni oltremodo precarie assieme alla moglie e a un figlio, per assistere i quali dovette reniventarsi una vita e una carriera.
Ci riuscì a Pontedera, che l'accolse generosamente. E che oggi, grazie a un convegno e ad una mostra, in occasione dei settant'anni dalla morte, lo incontra di nuovo, rispolverandone la vita e le opere.
Il convegno, dal titolo “Pietro Küfferle tra la Russia e Pontedera”, viene ospitato domani dal Centro per l'Arte “Otello Cirri”, a partire dalle 15 (nel corso dell'incontro verrà presentato il volume di Mario Lupi “Pietro Küfferle a Pontedera”); nello stesso giorno, sempre al Centro Cirri, alle 17,45, si inaugura la mostra, “Pietro Küfferle scultore dello zar”, che durerà fino al 19 maggio.
Entrambi gli eventi vengono realizzati grazie all'impegno del Comune di Pontedera e dal sostegno di Piero Fassorra, nipote dello scultore, che, finanziando l'iniziativa, realizza «un vecchio sogno di famiglia», commenta.
E ancora: «far conoscere meglio le opere di quest'uomo che partì ricchissimo dalla Russia e arrivò in Italia senza più nulla, tanto che dovette vendere la pelliccia che indossava per comprare un po' di cibo, e che pian piano ha trovato la forza di rimettersi in piedi, lasciandoci importanti testimonianze della sua creatività».
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