Il dolore
Biogas, effetti sul mercato protestano gli immobiliari
L’ipotesi dell’impianto a San Donato scoraggia le compravendite di case Gli agenti: «Le persone chiedono espressamente di non portarle nella piana»
SANTA MARIA A MONTE. Una casetta a Santa Maria a Monte? Sì, ma non a San Donato. È questa l’allarmante richiesta che si vedono rifilare da alcuni mesi gli agenti immobiliari della zona, che avvertono: «Il biogas paralizza il settore».
A lanciare l’allarme alcuni titolari delle più importanti agenzie, Samuele Zazzeri, Giancarlo Foggi, Leonardo Barsotti e Carlo Giannini. Con loro anche l’imprenditore edile Francesco Ricca. «Da quando si è sparsa la voce dell’impianto a biogas l’atteggiamento dei nostri clienti è cambiato – spiega Giannini –. Chi ha da vendere uno stabile a San Donato ha cominciato a chiamare di continuo per essere aggiornato, avere informazioni sulle stime e sui pericoli di deprezzamento». Che aggiunge: «Molte persone sulle abitazioni hanno investito i risparmi di una vita o e c’è chi per necessità deve vendere la casa su cui insiste un mutuo».
Anche sul fronte dei compratori, però, la situazione non cambia. «Ci abbiamo messo 20 anni per allontanare dalla piana la nomea che si era fatta nel comprensorio – prosegue Giannini –. Ponticelli ha risentito per anni delle voci di maleodoranze. E adesso che tutto sembrava essersi quietato compare quest’altra questione. Le persone che vengono a cercarci per comprare casa ci chiedono espressamente di non portarle nella piana, che pure, per la sua collocazione vicina alla Fi-Pi-Li, dovrebbe essere la più appetibile».
I problemi non si limitano al settore vendite. Come spiega Francesco Ricca, da oltre trent’anni imprenditore edile. «Un po’ per la crisi e un po’ per quest’ultima botta, sono stato costretto a mettere a casa 4 dei miei operai – dice –. È la prima volta – racconta. – Quella di San Donato era una delle zone in cui le vendite ancora andavano. Adesso, da quando è scoppiata la questione biogas ho già alcuni clienti che mi hanno chiesto di aspettare. Ristrutturazioni e ampliamenti sono cose che si fanno malvolentieri su edifici che presto potrebbero svalutarsi. Stesso discorso per le vendite a progetto. Con che coraggio mi metto a costruire a San Donato con l’aria che tira?».
«Siamo quasi l’80% degli operatori a livello comunale e registriamo tutti lo stesso disagio – dice Barsotti –. Notizie come queste il settore lo paralizzano. È stato fatto un piano regolatore che funge da impegno con tutto il territorio e sul quale tutti misurano le proprie prospettive: residenti, agenti immobiliari, costruttori». E conclude: «Che senso ha a questo punto pianificare? Vale davvero la pena mettere in gioco tanti interessi per un’opera senza un ritorno per la collettività?».
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