Italia
Qui si anticipa il futuro legislativo
Il 60 per cento dei minorenni stranieri residenti è nato nella capitale del Cuoio
SANTA CROCE. Hanno affrontato la questione proprio in uno degli ultimi consigli comunali. Il tema scotta ed è all’ordine del giorno.
«Negare la cittadinanza a bambini nati in Italia da immigrati stranieri è una follia. È come far sentire questi ragazzi stranieri due volte. Stranieri nel paese d’origine di cui, in molti casi non conoscono neppure la lingua. E stranieri nell’unico luogo che invece gli è familiare: dove sono venuti alla luce, dove sono cresciuti».
Il sindaco Osvaldo Ciaponi e la sua giunta non hanno dubbi. Tant’è che non hanno esitato ad aderire alla campagna “L’Italia sono anch’io”, a definire inadeguata la legge del 1992 e a rilanciare di nuovo l’appello. E i dati sono lapalissiani. Il 60% dei minorenni stranieri residenti a Santa Croce è nato proprio qui. E i ragazzi che non hanno ancora compiuto 18 anni sono 797, con la previsione, ormai sempre confermata, di una crescita esponenziale che si attesta intorno al 2% ogni anno.
Ma andiamo con ordine. La legge sulla cittadinanza, l'ultima in ordine di tempo, ha compiuto vent'anni il 5 febbraio. È la numero 91 ed è basata sullo "ius sanguinis", il diritto di sangue. Non prevede, infatti, lo "ius soli", cioè il diritto che si acquisisce (come accade per chi nasce negli Stati Uniti) per il fatto stesso di fare il primo vagito sul suolo italiano, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori.
Dunque, lo status giuridico dei bambini, figli di immigrati, cui capita di nascere in Italia, è inestricabilmente legato alla condizione dei genitori: se i padri ottengono la cittadinanza (compiuti dieci anni di residenza legale) questa si trasmette automaticamente anche ai figli. Come un'eredità.
«Ma questa legge – aggiunge Ciaponi – ormai è anacronistica, sorpassata. I tempi cambiano e non ha più senso di esistere. Noi lavoreremo perché ci sia il riconoscimento come cittadini italiani ai bambini nati da stranieri e che chiunque abbia ottenuto la cittadinanza, abbia anche la possibilità del voto amministrativo».
(p.s.)
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