Il Tirreno

Pontedera

Il gemellaggio si fa coi prodotti tipici

di Paola Silvi
Il gemellaggio si fa coi prodotti tipici

Un mercatino multietnico, così gli studenti del Fermi fanno lo scambio con i colleghi arrivati dalla Bulgaria

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PONTEDERA. Ci sono le uova dipinte a mano, i centrini e i sassi colorati. Cambiano i temi, le piccole creazioni d’artista ma restano le origini di un popolo.

Quello bulgaro. Sbarcato a Pontedera il12 aprile e ospitato fino al 21. Basta oltrepassare le porte dell’istituto superiore Itcg Fermi per respirare un’atmosfera diversa. Proveniente dai paesi dell’Est. Nell’atrio è stato allestito un mercatino multietnico. Italo-bulgaro appunto. Da una parte i prodotti tipici toscani. Dai formaggi al vino, dalla pasta ai dolci. Dall’altra le frontiere si allargano e raggiungono Velingrad, ridente cittadina della Bulgaria, dalla quale provengono i 22 ragazzi che stanno vivendo il gemellaggio con i nostri studenti. La loro esposizione è letteralmente presa d’assalto.

Eléna e il compagno sembrano in catena di montaggio. In una mano l’uovo, al naturale. Sull’improvvisato banco di lavoro, il kit decorativo con tanto di pennello incisore e speciali colori pastello. Fa parte della loro tradizione pasquale ornare le uova con greche, fiorellini in rilievo e stampi ricorrenti, raccontano. Noi invece, a prima vista, sembriamo più golosi, dal palato sopraffino.

Con gli assaggi di pecorino e le fettine di salame stagionato ad arricchire il nostro tavolo. «Ma i gusti e gli interessi non sono poi così diversi», aggiungono però alcuni ragionieri, padroni di casa. E se il cuore e la mente del Fermi arrivano fino in Bulgaria, a colpi di impresa e turismo, il viaggio che gli studenti si apprestano a sperimentare riguarda la vita oltre che l’istruzione. Le classi II F indirizzo economico, IV C turistico e IV B geometri sono le protagoniste di questa iniziativa nell’ambito del progetto Comenius e per il momento accolgono i colleghi stranieri. Ma a ottobre sarà il loro turno. Toccherà a loro farsi accompagnare in Bulgaria. Questa operazione si chiama “Y.E.S”, anagramma che tradotto significa “giovani imprenditori a scuola” ed è un’esperienza, come gli adolescenti stessi la definiscono, «intensa, rocambolesca, ricca di emozioni».

Poche parole ma mille emozioni che si susseguono sui volti di questi giovani impegnati a scoprire i propri territori d’origine, a socializzare ma anche a diventare amici. Perché non ci sono solo approfondimenti artistici, culturali e scientifici.

Gite fuori porta a Pisa, a Firenze. C’è anche il sabato sera al Boccaccio, l’aperitivo sul corso o uno spicchio di pizza veloce prima di un film, magari senza sottotitoli, ma con qualche spiegazione abbozzata in un inglese balbuziente.

E c’è la sorpresa dell’Urban Safary «che ha riscosso un gran successo non solo da parte dei ragazzi stranieri – spiega la prof di francese Cristina Tosi che insieme alle altre insegnanti Luisella Mori e Mariliana Salvini accompagna gli alunni in quest’avventura – ma anche dai nostri che, in molti casi, sembravano accorgersi per la prima volta, degli angoli di Pontedera, delle installazioni a cielo aperto, delle curiosità di cui siamo circondati». Il primo giorno d’incontro i ragazzi sono stati divisi a gruppetti ed hanno fotografato le sculture cittadine, le piazze, gli spazi pubblici più caratteristici. «Poi – aggiunge la prof – hanno realizzato le presentazioni perché lo scopo è quello di valorizzare le risorse paesaggistiche e di inventare percorsi e pacchetti turistici da proporre in commercio, che potrebbero trasformarsi in un inizio di impresa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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