Il Tirreno

Pontedera

Dai 53 degli anni Novanta ai 3.149 di oggi: Santa Croce parla sempre più straniero

di Paola Silvi
Dai 53 degli anni Novanta ai 3.149 di oggi: Santa Croce parla sempre più straniero

Al 31 dicembre 2011 erano ben 55 le diverse nazionalità registrate all’anagrafe Al primo posto ci sono gli albanesi, ma non mancano i macedoni e gli ucraini

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SANTA CROCE. Erano 53 gli stranieri residenti nel comune di Santa Croce negli anni Novanta. Dopo un paio di decenni il processo non si ferma. Tra chi arriva e chi consolida le sue radici. Così oggi, secondo l’ultima elaborazione della segreteria del sindaco, al 31 dicembre 2011, gli immigrati presenti sono 3.149. Con un boom degli europei dell’Est, oltre un terzo delle presenze, che hanno quasi raggiunto gli africani. Con 55 nazionalità diverse che convivono fianco a fianco. «Perché – sottolinea il sindaco Osvaldo Ciaponi (nella foto) – è un flusso migratorio che si stabilizza e si integra. Partito con un gruppo di trentenni sbarcati alla ricerca di lavoro, in quest’ultimo periodo assistiamo alla cosiddetta seconda fase, caratterizzata dai ricongiungimenti familiari e dalla voglia di costruirsi un futuro sicuro». Gli immigrati, insomma, bypassano anche la crisi e sfidano il tasso di disoccupazione e la riduzione dei redditi che colpiscono soprattutto i nuclei numerosi e i single. Nella patria delle concerie si sta realizzando così una silenziosa e positiva integrazione interetnica dove giorno dopo giorno i pregiudizi continuano a cadere.

Albania in pole position. Al primo posto ci sono gli albanesi (1.004), seguiti dai senegalesi (799) e dai marocchini (387) che tengono alta la bandiera dell’Africa, quindi i cinesi (172) che hanno appena e inaspettatamente sorpassato i filippini (145) e i rumeni (143). Ma non mancano gli indiani (85), gli abitanti della Georgia (72), i macedoni (49), gli ucraini (49) e i moldavi (21). E ancora cittadini provenienti da Tunisia, Costa d'Avorio, Ruanda, Ghana, Nigeria, Perù, Santo Domingo, Brasile, Cuba, Paraguay, Messico, Stati Uniti, Pakistan, Bangladesh e Sri Lanka. E altre parti del mondo più o meno conosciute. Con una new-entry proprio dell’ultimo minuto proveniente dal Congo e una partenza di un cittadino d’origine uruguayana. Tanta diversità però non è vissuta come un problema o un ostacolo da superare. Forse perché, da sempre, la città è stata abituata a confrontarsi con usi e costumi diversi. Non a caso la criminalità è poca, da tempo esiste una moschea tra le più grandi d'Italia e ogni tanto torna l’esigenza di un cimitero islamico.

L’identikit. La maggior parte di loro (2.290) ha tra i 30 e i 50 anni. Ma sono in tanti (797) anche a non aver ancora compiuto la maggiore età. I bambini poi, quelli tra 0 e 2 anni sparsi nelle varie comunità straniere, raggiungono quasi esattamente i due terzi dei nati a Santa Croce, dimostrazione chiara che l'aumento demografico cittadino si deve in gran parte a loro, perché qui hanno trovato le condizioni giuste per vivere e lavorare.

Nati e morti. Stranieri in aumento allora anche grazie alle nascite. Nel 2011 hanno visto la luce ben 65 figli di immigrati. 33 i maschi e 32 le femminucce, tanto per rispettare già dai primi giorni di vita la par condicio. Ma in controtendenza rispetto all’eco degli incrementi tanto decantati, la natalità subisce una lieve flessione. Se nel 2009 si contavano 74 fiocchi rosa e celesti appesi ai portoni delle case degli stranieri, nell’anno appena trascorso la differenza, tutta negativa, è di 9 unità. In maniera decisamente diversa vanno invece i decessi. Due ogni 12 mesi per il 2009 e il 2010 e 6 per il 2011. E i dati confermano una scelta di stabilità condivisa pure dai membri più anziani delle famiglie che restano, nonostante il raddoppio degli ultimi anni, comunque pochissimi rispetto alle altre categorie. Sono 62 le persone ultrasessantenni, santacrocesi d’adozione, che hanno optato per cambiamenti drastici, che hanno deciso di raggiungere i parenti benché consapevoli di essere al fine della corsa. Del resto, in città la clandestinità è molto ridotta e i ricongiungimenti familiari sono stati favoriti.

Chi ha acquisito la nazionalità italiana. In 26 poi hanno preso la cittadinanza italiana. 11 donne e 15 uomini ora si sentono santacrocesi a tutti gli effetti. Hanno sancito il loro ruolo in città. Dopo anni di permanenza, lavoro e magari nascita dei figli, hanno giurato di essere fedeli alla Repubblica Italiana. E queste sono solo alcune delle tante storie di integrazione che nel Valdarno vanno a buon fine. Tanto per entrare nel merito, dal 2000 ben 130 stranieri sono stati protagonisti del rito.

L’istruzione. Li chiamano “alunni stranieri”, ma in un caso su due sono bambini nati in Toscana da famiglie dell’Est, asiatiche, africane, latino-americane. Ragazzi che parlano l’italiano meglio della lingua d’origine, che spesso, anzi, non conoscono affatto. Un terzo degli studenti santacrocesi però, sia alle materne che alle elementari, ha genitori immigrati. Tutti gli istituti hanno percentuali che oscillano dal 34 al 37% e superano il tetto massimo fissato per legge del 30 per cento di iscritti stranieri.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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