Il Tirreno

Pontedera

Quattro battesimi alla casa d’accoglienza

di Sabrina Chiellini
Quattro battesimi alla casa d’accoglienza

Montopoli: le madri dei bambini hanno alle spalle anni di disagi, grandi sofferenze, sfruttamento e abbandono

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MONTOPOLI. Le attenzioni, nella chiesa di Mon topoli Valdarno, sono tutte rivolte ai bambini che ricevono il battesimo: i piccoli Francesco, David, Leon, Davide e Roberto.

La messa solenne è presieduta dal vescovo di San Miniato, monsignor Fausto Tardelli. Una giornata speciale per la comunità di Montopoli Valdarno. Quattro di questi bambini vivono insieme alle loro madri nella casa accoglienza gestita dalle suore della congregazione Agostiniana del Divino Amore. Un’occasione unica, osserva il vescovo all’inizio della messa, rallegrandosi dell’avvicinamento tra la parrocchia e la casa famiglia, aperta dalle suore nel 2002. Una mano tesa, grazie anche all’aiuto di tanti volontari, verso donne che soffrono. Che hanno alle spalle storie di disagio, di grandi sofferenze, di sfruttamento e abbandono.

Una festa che continua, dopo la messa, con le foto scattate in chiesa e nella sala del bar-ristoro Torre Giulia, con un pranzo preparato dai volontari. Ci sono le religiose , il parroco di Santa Maria a Monte, don Marco Pupeschi, alcuni volontari e persone che sostengono le attività della casa accoglienza (tra loro anche alcune donne dell’associazione di Casciana Terme “Idee in movimento”). Oltre, naturalmente, alle giovani madri con i loro bambini. Il battesimo dei quattro bambini è anche l’occasione per ritrovarsi e prendere coscienza del lavoro svolto in un settore, quello sociale, dove c’è sempre tanto da fare.

«La nostra casa accoglienza – ci spiega suor Rosa, la responsabile – apre le porte a donne che ci vengono segnalate dai servizi sociali. Siamo quattro suore e possiamo contare sull’aiuto di tante persone, delle famiglie che intraprendono con noi un cammino di formazione. Abbiamo anche una casa per donne sole a La Rotta di Pontedera per la pronta accoglienza, gestita da altre tre suore. Ogni nostro intervento è seguito da un’equipe interna composta oltre che da una suora, da un assistente sociale, una psicologa e un’educatrice». Il progetto di autonomia per le giovani donne può durare da tre mesi a due anni e può essere rinnovato. Non sempre, infatti, le donne che trovano accoglienza a Montopoli riescono a superare i loro disagi. In questo periodo nella casa delle suore vivono cinque giovani madri, in maggior parte italiane, come spiega suor Martina, madre generale dell’istituto. Di solito le ospiti sono straniere, in gran parte dell’Europa dell’Est. Queste ultime spesso sono arrivate in Italia con la promessa di un lavoro servita solo a mandarle sulla strada.

«Sono mamme che escono da un’esperienza dura – dice don Marco, salutando i partecipanti alla festa – tutto questo che vediamo oggi è l’incontro tra la misericordia di Dio e la miseria umana in un cammino di speranza. E questo di oggi è un momento importante per tutti. Anche per il Valdarno che vive il malessere del benessere. Un’esperienza questa di grande spinta a cambiare vita e che ci richiama all’essenza della vita».

«È molto importante il sostegno che riceviamo da tanti amici – continua suor Rosa, originaria del Perù e da 30 anni in Italia – famiglie che la domenica accolgono nelle loro case le donne ospiti della nostra struttura e i loro bambini. Senza questi amici non ce la faremmo. La nostra casa è aperta: chi vuole venire a fare volontariato sarà sempre accolto».

Per facilitare l’inserimento lavorativo delle ragazze madri le religiose del Divino Amore hanno aperto - ormai da alcuni anni - la lavanderia "Acquachiara" : i capi non vengono lavati a secco ma solo ad acqua con un procedimento all'avanguardia rispettoso dell'ambiente.

Oggi la lavanderia ecologica è gestita dalla cooperativa sociale Lo Spigolo e si occupa di favorire l’accesso al lavoro di persone con disagi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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