Chiedono verità Il dolore dei Taccola torna a rinnovarsi
La morte in campo di Morosini riporta dritti al marzo 1969 quando a Cagliari morì l’attaccante di Uliveto Terme
VICOPISANO. «Se nel calcio italiano non cambierà il modo con cui le società trattano i giocatori, di sciagure come quella di Piermario Morosini o di mio marito ne succederanno ancora». Marzia Nannipieri, la vedova dell'ulivetese Giuliano Taccola, che il 16 marzo del 1969 morì a Cagliari dopo essersi sentito male negli spogliatoi dello stadio alla fine di una partita della Roma (squadra nella quale militava da attaccante), che però non giocò. Aveva la stessa età del giocatore del Livorno, morto sabato a Pescara. «Una tragedia – dice la signora Marzia che abita a Rezzano (Calci) insieme alla figlia Giuliana e alla mamma inferma – l'ho vista in televisione e sono rimasta ancora una volta addolorata». L'accusa della donna è chiara: «Pochi giorni fa ho ritrovato un telegramma del Genoa, squadra che aveva ceduto mio marito alla Roma, in cui si facevano le condoglianze e si dava disponibilità a mettere a disposizione un altro giocatore. Si rende conto? Per certi dirigenti non contava nulla la vita di un ragazzo. Pensavano già a come rimpiazzarlo».
In tutti questi anni la famiglia Taccola non ha avuto nessun segnale di giustizia e di verità su quanto accaduto quel pomeriggio di 43 anni fa in Sardegna. «Il Coni, la Figc e la Roma sono riusciti a non darci risposte – dice ancora – è per questo che dico che di tragedie come queste, purtroppo, ne succederanno ancora. Il calcio italiano riesce ad abbuiare tutto quanto è scomodo. Io ho i documenti in mano. Tutti conoscono la verità su mio marito. Ma nessuno mi ha dato risposte e nemmeno risarcimenti».
Marzia Nannipieri, oggi 67 anni, è rimasta vedova con due figli piccoli, quando era una 23enne al seguito del marito a Roma. Si è trasferita a Rozzano dopo un paio di sfratti e una vita a rincorrere la verità. «Sono riuscita a fare una perizia sulle carte della morte di Giuliano dopo 25 anni – racconta – e il risultato è che il suo cuore scoppiò letteralmente. Era stato operato per una tonsillectomia. Ma nonostante la febbre continua veniva fatto giocare lo stesso. In due anni non gli sono stati fatti esami. In un allenamento a Cagliari, prima del giorno della sua morte, svenne sotto la doccia e fu risparmiato per quella partita. Alla fine della gara aveva di nuovo la febbre e gli è stata fatta un'iniezione. Poi, il malore e i soccorsi che vennero attivati un'ora dopo. Aveva una broncopolmonite da 15 giorni che nessuno ha mai curato».
A così tanti anni di distanza la morte di Taccola e quella di Morosini appaiono molto diverse tra loro. Ma la signora Marzia non si rassegna: «Voglio la verità su quanto accaduto su mio marito e voglio giustizia, perché è impossibile che per altre famiglie, come quella di Renato Curi, anche lui calciatore morto in una partita, siano state trovate soluzioni e per noi no. Ci sono aspetti di questa vicenda che non si ha intenzione di portare alla luce».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
