«All’Autogrill quella donna mi disse di chiamarsi Lina»
L’indagato di Pontedera fa un appello: «Fatti riconoscere vai dai carabinieri, così potrà finire questo mio incubo»
di Sabrina Chiellini
PONTEDERA
«. Mi trattano come se fossi un mostro... a volte ci scherzo su ma non voglio passare per quello che non sono. Con la scomparsa di Roberta non ho niente a che fare». Antonio Fusi, 62 anni, di Pontedera, indagato dalla Procura di Pisa in seguito alla scomparsa di Roberta Ragusa di San Giuliano Terme, per la prima volta, decide di chiarire pubblicamente - «al magistrato ho raccontato tutto quando sono stato interrogato» - cosa è successo all’autogrill tra Pontedera e Ponsacco lungo la superstrada Firenze-Pisa-Livorno, la notte del 13 gennaio scorso quando l’imprenditrice è scomparsa. Lo incontriamo al bar Duomo, come quasi ogni giorno, per un caffè. Alla fine rivolge un appello sperando che possa aiutarlo a trovare la misteriosa donna incontrata nell’autogrill una notte di gennaio.
Come sono veramente andate le cose quella notte in cui ha dato un passaggio a una donna misteriosa?
«Vorrei precisare alcuni aspetti. Non sono stato io a offrire un passaggio a quella donna. È stata lei a chiedermi se potevo accompagnarla al Boccaccio a Calcinaia. Ma era tardi... Ho sentito dire che Roberta indossava un pigiama rosa. Io non l’ho visto. Quando è entrata nell’autogrill indossava pantaloni e un giaccone e aveva stivaletti di camoscio chiari con tacco basso».
Dove l’ha vista? Era al bancone del bar?
«Quando sono arrivato all’area di servizio quella donna era fuori nel parcheggio. Parlava con un camionista di un’azienda di Firenze, come ho spiegato anche al pubblico ministero della Procura di Pisa. Poi l’uomo si è allontanato, è salito sul camion . La donna è entrata. Io, che avevo assistito alla scena, sono andato nel bar. Quella notte erano in servizio due bariste che conosco bene. Con loro scherziamo spesso. Al bancone c’era anche la donna alla quale poi ho dato un passaggio. Prese un caffè, lo pagò tirando fuori cinque centesimi alla volta. Si vedeva che era strana, come se fosse in stato confusionale. Aveva i capelli tra il biondo e il castano. Il colore degli occhi non lo ricordo. Poteva essere Roberta Ragusa come no... E chi lo sa? Ora comincia a essere passato del tempo e poi anche dalle fotografie pubblicate dai giornali non è facile riconoscere una persona. È stata lei a chiedermi se la portavo verso Calcinaia. Ma aveva le idee confuse. Le ho chiesto come si chiamava. Lei mi ha detto Lina. Le ho chiesto anche se abitava a Pontedera. Ha risposto di sì ma non mi ha convinto».
Di cosa avete parlato in macchina?
«Era confusa. Ricordo bene di averle domandato se si era fatta di eroina. Lei però ha risposto che era solo il fumo. Siamo andati verso Pardossi, dopo avere lasciato la superstrada. Lei stava zitta. Mi diceva “Vai piano” e poco dopo. “No, vai un po’ più forte. Quando siamo arrivati davanti al Boccaccio era tutto spento. Siamo andati davanti al bar Baldini vicino allo stadio. Ma poi non è voluta scendere l’ho portata alla stazione. Qui le ho dato 5 euro per comprare le sigarette al distributore automatico del bar Minerva. Poi è scesa dalla macchina, è andata dentro la stazione. Sono passato da lì in macchina, l’ho vista di nuovo sulla piazza, sembrava volesse salire in macchina con me. Poi ci ha ripensato. È salita su una lancia Y metallizzata. C’era anche una Panda rossa dei vigili giurati, lì di fianco. Dopo io sono tornato all’autogrill, come hanno testimoniato anche le due bariste che hanno pure scherzato con me perché pensavano che avessimo fatto chissà che cosa».
Abbiamo capito che non darà facilmente un passaggio a donne che non conosce...
«Per carità. Guarda cosa è successo. Non ne posso più di questa storia. Sono state le bariste a raccontare a un poliziotto della Stradale cosa era successo quella notte».
Cosa si sente di dire a questo punto?
«Voglio chiedere scusa pubblicamente a Roberta Cappelletti, la cantante citata anche dalla trasmissione “Chi l’ha visto”. Io non volevo tirarla in ballo in questa storia. Il giornalista mi pressava, mi incalzavano con le domande. Ho fatto il nome di Roberta Cappelletti perché è una cantante e io sono un appassionato di ballo liscio. Poi però è successo un macello».
E la misteriosa donna dell’autogrill?
«A lei rivolgo un appello. Lina, o come ti chiami, per favore se ti riconosci in questa storia fatti viva, vai dai carabinieri, racconta cosa è successo. Insomma, tirami fuori da questa brutta storia. Mi trovo indagato, ho dovuto pagare un avvocato e neppure io so bene il perché di tutto questo».
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