Sicurezza
S. Chiara, indietro tutta sindacati in allarme rosso
Al momento è “solo” la convenzione Asl per 50 posti letto a garantire un futuro «Piano di rilancio fermo al punto di partenza». Sfuma l’ipotesi ex Chiarugi
VOLTERRA. Il Santa Chiara inserisce la retromarcia, invece di guardare al futuro con ottimismo? Almeno così sembra.
E' il parere della Cgil dopo l'incontro avuto con i vertici della Società della salute, insieme al direttore dell’Asl 5 Rocco Damone e al presidente dell’azienda pubblica RenatoBacci, sulla situazione vissuta dall'Azienda di servizi alla persona (Asp). Verrebbe da citare il famoso programma di Renzo Arbore "Indietro tutta", visti i timori dei sindacati sul futuro e sul fatto che è stato comunicata la firma della convenzione con l'Asl 5 per la disponibilità 50 posti letto vuoti per pieno. Un numero inferiore di alcune unità rispetto al recente passato.
Unica certezza. Nell'incontro del 4 aprile scorso la stipula della convenzione con l'Asl è il solo elemento certo di un contesto in cui le incertezze, secondo Sonia Antoni della Cgil, sembrano essere numerose e molto importanti. L'accordo per i posti letto vuoti per pieno sono «l'unica certezza positiva che, tuttavia, sconta la diminuzione della domanda per il servizio di residenzialità e di conseguenza una contrazione del numero dei posti messi a disposizione rispetto a quelli della precedente convenzione». La minor richiesta del servizio di residenza per anziani (Rsa) lascia ancora meno sicurezze, quindi, a una struttura che avrebbe invece bisogno di un futuro con ben altre prospettive.
Nessun passo avanti. Secondo la Cgil «l'incontro era finalizzato a conoscere le iniziative cantierabili per dare sostanza e concretezza al piano di rilancio, sul quale tuttavia ricordiamo, il giudizio negativo espresso unanimemente dai lavoratori per le troppe incertezze sulle quali è imperniato». Rispetto alle prospettive, però, «nessuna novità o passi avanti». Quello che è considerato «il volano per il rilancio dell'Azienda di servizi alla persona da tutti atteso, per la messa in campo di iniziative concrete in direzione di una diversificazione dei servizi offerti dal Santa Chiara, sembra essere fermo al punto di partenza». Ma i motivi di delusione dei sindacati sono anche altri.
Zero risposte e niente Chiarugi. I sindacati avevano chiesto al presidente della Società della Salute, Marco Buselli, di riferire, «sulla possibilità di affidare servizi e attività da parte degli enti locali alla stessa Santa Chiara, come previsto dalla legge regionale numero 43 del 2004». Ma rispetto a questo, «la richiesta non ha avuto nessuna risposta». Mentre il presidente del Santa Chiara, Renato Bacci, ha spiegato che «è tramontata l'ipotesi della ristrutturazione del Chiarugi in favore di una nuova ipotesi che prevede la realizzazione anche della residenza per assistenza a disabili, sulla quale ancora la Regione non si è espressa, confermando la costituzione della new-co dove far confluire i dipendenti, ma sulla quale i lavoratori ripongono molte preoccupazioni».
Profonda delusione. «Riteniamo che l'incontro sia stato profondamente deludente - prosegue Antoni - Se le potenzialità del Santa Chiara non trovano la sponda politica per tradursi in progetti esecutivi, il piano di rilancio non può reggere solo con i 50 posti letto definiti nella convenzione con l'Asl 5. Davanti a una situazione precaria e sterile, è utile che cda e Società della Salute analizzino l'attività fin qui svolta, per capire le motivazioni che a oggi ci mettono davanti ad una realtà che pare non avere risposte e futuro».
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