La manifestazione
Solvay, il Comitato e l’appello al sindaco
«Buselli deve ufficialmente dire no al progetto di Puretta per coerenza politica, è il solo a sostenerlo»
VOLTERRA. «Chiediamo all’amministrazione di Volterra di smarcarsi dal progetto dell’invaso di Puretta, per coerenza con la politica intrapresa nei confronti di Solvay e con gli impegni elettorali della lista». È una richiesta forte e chiara che arriva dal Comitato in difesa dell’Alta Valdicecina: destinatario il primo cittadino del Colle etrusco. «Il sindaco, encomiabile per la sua determinazione nel difendere il territorio dall’assalto della multinazionale, continua ormai da solo a sostenere il progetto di Puretta, questa posizione non va bene e deve essere cambiata». Ora e subito, parole chiave per il Comitato che non le manda a dire. «Daremo il nostro appoggio a chiunque mostri di lavorare in questo senso». Da Saline si torna a sottolineare il dissenso del gruppo rispetto al protocollo-ponte firmato da tutte le istituzioni dell’Alta e della Bassa Valdicecina, insieme a Regione e Atisale con la sottoscrizione delle condizioni irrinunciabili rispetto al rapporto Solvay-territorio da mettere sul tavolo dell’accordo di programma che sarà ratificato anche dal Ministero. Solo Volterra non l’ha firmato. «Un protocollo che si basa su menzogne e prevede Puretta come panacea di tutti i mali – continuano –. Ci fa piacere, però, il ripensamento di tanti firmatari rispetto all’invaso, purché sia seguito da atti concreti che decretino l’abbandono del progetto». Il Comitato ribadisce le motivazioni. «Il nostro fiume sta morendo, vittima di politiche insensate e degli abnormi prelievi Solvay (usa il 48% dell’acqua dolce della Valdicecina, studio Cheli-Luzzati) effettuati con concessioni in deroga. Il nesso causale tra preliievi industriali e messa in secca del fiume è riconosciuto da vari studi». Intanto, mentre il Comitato, in tandem con Wwf Toscana e altre associazione ambientaliste, annuncia future iniziative per far rispettare le leggi a tutela delle acque e delle priorità del consumo umano, si mettono in campo alternative. «Intervenendo sui laghetti di monte istituzionalizzandoli e facendo i lavori di manutenzione necessari: ripulitura e ricavatura dei depositi limosi che ne limitano la capacità, si potrebbe contare su una riserva idrica che consente una autonomia al netto del campo pozzi di Puretta di oltre 60 giorni. Si potrebbe intervenire con maggiore sollecitudine nella riparazione delle perdite dell'acquedotto. L'unica soluzione perseguibile e razionale è la diga di Pian di Goro, come sottolineato dal sindaco di Pomarance, e per questa si deve iniziare a lavorare in fretta, coinvolgendo l'intero bacino del Cecina in una grande opera di ripristino ambientale».(f.s.)
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