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Colleziona dischi, ora ne ha 17mila
Bruno Orsolini di Casciavola ha in casa un piccolo museo della storia della canzone italiana. Il primo pezzo è del 1948
CASCINA. La musica del mondo in una stanza. Sembra quasi una magia: apri una porta e ti ritrovi davanti ad una straordinaria collezione di dischi. In vinile, 78, 45 e 33 giri. Poi i cd. Quasi 17mila pezzi che raccontano la storia dell’Italia, dell’Europa e delle Americhe, dal 1900 ai nostri giorni. Aveva 10 anni quando al negozio “Zanetti e Lami” di Pisa comprò il suo primo cimelio.
Era il 1948 e l’artista al microfono era Natalino Otto che si esibiva in “Arrigo l’aviatore”. Bruno Orsolini, ex operaio, oggi pensionato, è uno dei collezionisti più importanti d’Italia, senza dubbio quello più noto in Toscana. E conserva con cura e amore non solo la raccolta completa di Natalino Otto ma quelle di tanti altri cantanti. «Per me – spiega il settantenne – non esiste un genere solo ma un universo che si apre, che si snoda in una miriade di possibilità. Sono affascinato da tutto. Non ho preferenze specifiche». Un giro del mondo attraverso i suoni di culture fiorite in diversi periodi. L’ultimo cd comprato «perché ora vanno di moda i cd – specifica Bruno – ma sono freddi, a me non piacciono granché», è di Mina, protagonista della sua collezione.
«Ha circa un mese, ma provvedo a tenermi aggiornato. Negli ultimi arrivi ci sono anche Laura Pausini e Fiorella Mannoia». Ma fianco a fianco, stipati nelle librerie speciali che tappezzano la stanza delle note, nel suo appartamento di Casciavola, si possono trovare opere uniche, registrazioni speciali. Dalla canzone napoletana agli inni delle squadre di calcio, un viaggio nello spazio e nel tempo, dalla lirica al rock. «La musica italiana – entra nel merito l’esperto – inizia con quella napoletana appunto. Con Gennaro Pasquariello. Poi arriva quella romana e infine la fiorentina». E Bruno, perfettamente a suo agio tra ricordi, date, nomi e autori, accenna a Narciso Parisi, Carlo Buti e a Il Quartetto Cetra. Sentirlo parlare in questo luogo sommerso dai dischi, in questa casa-museo è una sorta di happining musicale. Per la lirica, Orsolini cita Lina Cavalieri e non mancano i sempreverdi Celentano, Morandi e Pavoni. «Il 78 giri – continua l’excursus – è finito nel 1958-59. Al suo posto in commercio, è apparso il 45 giri ed è cominciato il rock. Prima inglese e americano». E ancora il blues, il jazz e le ballate classiche. Una passione antica, radicale e totale, quella di Bruno Orsolini, nata in casa. «I miei genitori – riavvolge il filo della memoria – possedevano una radio ed era sempre accesa. A quei tempi non c’era modo di ascoltare molta musica. Chi aveva una radio o un grammofono era un privilegiato. A me è rimasta la musica nel cuore e ho cominciato a comprare dischi appena ho potuto, non smettendo praticamente mai». Dai ritmi del passato a quelli della società moderna, sulla scia di interpreti sacri della canzone. «Sono l’unico – aggiunge soddisfatto – a possedere il solo disco che ha inciso la grande Anna Magnani. Mi contattano continuamente per sapere se voglio venderlo ma me lo tengo stretto». D’altra parte non ci sono offerte che valgono la sua raccolta. «Un disco potrebbe andare da 10 a 10mila euro e anche molto di più. Dipende dalla rarità, dalla conservazione, dal numero di copie in giro. Le canzoni del ventennio, tanto per fare un esempio, sono quelle che costano di più». Insomma, nell’ambiente Orsolini è conosciuto e il suo parere conta. «Ho un desiderio però che non riesco a soddisfare. Sono 40 anni – conclude con un pizzico di rammarico – che cerco un disco di Totò. Ne ha incisi pochi ma non sono mai riuscito a scovarli».
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