Il Tirreno

Pontedera

solo il 20% delle richieste è stata accolta

Il ricorso costa, i profughi attendono il Santa Chiara

di Nicolò Colombini
Il ricorso costa, i profughi attendono il Santa Chiara

VOLTERRA. Si fa sempre più difficile la situazione dei profughi di guerra ospitati a Volterra e Pomarance. Le decisioni della commissione fiorentina che deve pronunciarsi sulle richieste di asilo e...

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VOLTERRA. Si fa sempre più difficile la situazione dei profughi di guerra ospitati a Volterra e Pomarance. Le decisioni della commissione fiorentina che deve pronunciarsi sulle richieste di asilo e di protezione continuano infatti a essere per la grande maggioranza negative, e diversi di loro a breve potrebbero essere costretti a tornare nei propri paesi d’origine. Un problema non da poco, perché i circa 30 profughi sono stati costretti ad abbandonare la Libia, paese in cui lavoravano e vivevano, a causa degli scontri degli scorsi mesi, ma le loro nazionalità originarie sono per lo più asiatiche, in particolare indiane e pakistane. «Paesi in cui ormai non hanno più niente – spiega Chiara Molinari, operatrice dell’associazione “Welcome in Valdicecina” – e che avevano lasciato per costruirsi una nuova vita».

In questo momento l’ associazione ospita tre profughi a Pomarance, due dei quali hanno già ottenuto la protezione sussidiaria (la terza ragazza dovrebbe riceverla a breve); il problema principale riguarda invece gli ospiti della casa di riposo Santa Chiara a Volterra, oltre venti, che in larga maggioranza non hanno ottenuto né asilo né protezioni e, in attesa dei successivi ricorsi, rischiano di essere rimpatriati. «Per loro è difficile – continua – perché considerando quelli che hanno fatto ricorso, quelli che sono in attesa di un pronunciamento e quelli che devono essere ancora ascoltati, quasi nessuno ha la certezza di rimanere. Inoltre, se la richiesta e il primo ricorso sono effettuabili in patrocinio gratuito, gli eventuali ricorsi successivi sono a carico del Santa Chiara e non è detto che l’istituto decida di spendere tanto per loro». Certo, il problema è anche legislativo, perché la Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale non può che valutare la situazione nel paese d’origine dei profughi, e non di quello da cui sono scappati, e proprio per ovviare a questa incongruenza è in corso una campagna sostenuta da Melting Pot Europa. Decisivo sarà comunque l’intervento del S. Chiara, che attraverso il direttore conferma i numeri precedenti senza però pronunciarsi su un eventuale sostegno nei ricorsi: «Non sappiamo ancora se e come sarà possibile aiutare legalmente i profughi, anche perché fino a questo momento nessuno ha ancora intrapreso la strada del secondo ricorso. Le spese sarebbero tutte a carico nostro, e dovremo decidere caso per caso: certo, finora solo il 20% delle richieste è stato accolto, e difficilmente i ricorsi ottengono esiti positivi. Faremo il possibile per queste persone, come stiamo facendo da tempo, ma è ancora presto per fare proclami».

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