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Pontedera

Arrivano da tutta Europa nell’eremo della meditazione

Arrivano da tutta Europa nell’eremo della meditazione

Yoga, sciamanesimo, biodanza: riapre oggi fino all’autunno il romitorio che fu dei frati agostiniani A ottobre a Rogheta arriverà anche un gruppo di pittori irlandesi a caccia di ispirazioni nel verde

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Quelle pareti secolari, aguzzando l’orecchio e la fantasia, ancora racchiudono le preghiere dei frati agostiniani che lo hanno abitato nel XII secolo. Per diventare poi due secoli dopo una roccaforte militare, immersa nel bosco, appartenuta alla nobile famiglia volterrana dei Maffei.

Ieri, oggi: l’eremo di Rogheta dopo anni di macerie risorge dalle ceneri dell’abbandono e si riappropria delle sue origini trasformandosi in luogo di meditazione e bio-vacanze.

Arrivano da tutta Europa nel casale di charme tra l’Alta Valdicecina e il mare che riapre oggi per tutti quei gruppi in cerca di ritiri spirituali. Una decina di persone sbarcherà nell’ex eremo, dalla Svizzera, per una settimana di yoga alla via della Fonte Antica, un piccolo sentiero che porta alla vecchia Fonte con sedute in pietra dove incontrarsi o organizzare piccoli eventi.

«Abbiamo ristrutturato tutto il complesso dopo un’attenta analisi storica – sottolinea il proprietario milanese FrancescoPietrone – volevamo conservare fedelmente le caratteristiche di insediamento religioso che connota questo angolo di paradiso».

Un buen retiro dell’anima e del corpo dove in luglio arriverà anche un gruppo dal Veneto per un concentrato di biodanza, mentre in ottobre saranno di casa in quel di Pomarance alcuni pittori irlandesi a caccia di nuove ispirazioni made in Alta Valdicecina.

«Siamo conosciuto molto più all’estero che localmente, anche perché fuori è più sviluppata la cultura della meditazione e tutto l’indotto che ci gira intorno», continua.

L’eremo di Rogheta viene addirittura affittato interamente dai gruppi di meditazione, sciamanesimo, canto, musica.

La struttura è comunque gestita localmente da un cuoco, sempre a disposizione, che fa solo rigorosamente cucina biologica. Da servire in quella sala del soggiorno dove una pietra cinquecentesca racconta una storia latina che in pochi capiscono.

“Bio” in tutte le salse, quindi: questo il must di Rogheta.

«I nostri vicini di casa sono i daini, i cinghiali, i cervi», ci scherza su Signore.

E come ogni angolo di paradiso che si rispetti, tutto nel casale è a tema: ci sono le camere “acqua”, “terra”, “aria” e fuoco”. E ancora c’è la “grotta sacra”, nelle viscere dell’eremo, dove i frati con tutta probabilità tenevano provviste e alimenti. Si parla già di Roveta (originario nome dell’attuale Rogheta) nel XII secolo, quando era di proprietà dell’abbazia di Monteverdi, per passare poi tra i castelli concessi in feudo nel 1186 dall’imperatore Enrico VI al vescovo di Volterra Ildebrando Pannocchieschi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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