Sicurezza
Lavoro e morte in quella cooperativa di Larderello
POMARANCE. Franco Berti è l’ultimo sopravvissuto di quella cooperativa Vapordotti che lavorò negli anni Settanta per Enel. I sedici lavoratori erano addetti alla realizzazione e alla coibentazione...
POMARANCE. Franco Berti è l’ultimo sopravvissuto di quella cooperativa Vapordotti che lavorò negli anni Settanta per Enel. I sedici lavoratori erano addetti alla realizzazione e alla coibentazione delle conduttore del vapore geotermico. In soldoni questi ragazzi – perché in quegli anni erano tutti ragazzoni giovani e forti, come racconta lo stesso Berti – stendevano la malta, più di metà fibretta (di amianto) e il resto era cemento, sulle tubiere. Capitava spesso che portassero anche a spalla sacchi di amianto.
È una storiaccia di morte silenziosa quella che scandisce la memoria della Coop Vapordotti, ramo della Coop Nuova Liberlavoro di Montecerboli. Tutti i compagni di lavoro del 72enne di Montecerboli sono morti in silenzio, uno dopo l’altro, nel decennio tra gli anni Ottanta e Novanta, nella maggior parte dei casi per mesotelioma, a causa delle placche pleuriche o dell’asbestosi degenerata.
Alcuni anche per tumori al fegato e all’intestino. Tutti, comunque, compresi nella fascia di età tra 50 e 60 anni. «L’amianto ci mette anni per manifestarsi», lo sa bene Berti.
La tragedia bianca della Vapordotti, grazie alla sensibilità e all’arte dell’ex dipendente Enel Marco Chiavistrelli, è diventata anche un cd.
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