Il Tirreno

Pontedera

Amianto, l’Inail deve pagare

di Francesca Suggi
Amianto, l’Inail deve pagare

Il giudice riconosce malattia professionale e risarcimento all’ultimo sopravvissuto della Vapordotti

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POMARANCE. Una condanna che ha un sapore storico in Alta Valdicecina. È quella inflitta dal Tribunale di Pisa all’Inail rispetto al riconoscimento della malattia professionale denunciata nel 2005 da Franco Berti, l’ultimo sopravvissuto della coop Vapordotti di Larderello. Anche lui purtroppo è affetto da asbestosi.

Una coop di lavoro e morte dove il 72enne, negli anni Sessanta, lavorava con altri 16 colleghi. Tutti deceduti. Tutti malati d’amianto, quel materiale killer con cui gli allora giovani operai lavoravano quotidianamente. Impastando, costruendo di sana pianta vapordotti.

A dare la notizia è direttamente l’Osservatorio nazionale amianto della Regione Toscana (l’Ona). Berti è una figura storica dell’Osservatorio che da sempre porta avanti iniziative per tutelare le vittime d’amianto, per avere giustizia (come nel caso di Berti) e soprattutto per la rimozione del materiale ancora presente in troppi luoghi di lavoro.

Lo scorso 28 marzo, quindi, l’Inail viene condannata a corrispondere «le somme maturate da Berti dal primo dicembre 2005, oltre agli interessi sui ratei già maturati dal centoventunesimo giorno successivo al 16 novembre 2005». Il giudice del lavoro Vincenzo Turco accerta che la malattia denunciata da Franco Berti ha origini professionali, sentenziando il diritto del pensionato alla costituzione della rendita commisurata ad una percentuale di danno del 30%.

È un successo anche per l’avvocato del foro romano Ezio Bonanni, che da anni segue l’ex lavoratore della cooperativa e tante altre persone in Alta Valdicecina per lo stesso motivo.

Il legalo lo scorso fine marzo era a Castelnuovo per un incontro sulla questione amianto, gli ultimi aggiornamenti della giurisprudenza. Insieme al sindaco Alberto Ferrini e a Michele Rucco, segretario nazionale Ona.

Il problema sul territorio è sentito. Perché ancora oggi, seppur in modo ridotto, la terra dei soffioni è ancora terra di amianto. Chilometri quadrati di territorio attraversati da tubiere e popolati dalle torri di una trentina di centrali geotermiche. Capita spesso che durante i lavori, per esempio, al manto stradale l’amianto, dichiarato fuori legge nel ’92 dall’Unione Europea, sbuca fuori a pezzi. E allora scatta la segnalazione, la bonifica da parte degli addetti. Nel corso di questi anni, grazie anche al Comitato amianto e geotermia, sono state centinaia le segnalazioni fatte da tanti cittadini sensibili al problema che hanno denunciato ritrovamenti di amianto nei boschi, vicino a case e scuole. La questione non è ancora risolta.

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