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Secondo rogo doloso in venti giorni

Secondo rogo doloso in venti giorni

«Non so perché ce l’hanno con noi». La disperazione della titolare della Emac (ricambi per concerie) di Santa Croce

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SANTA CROCE.

Le mani nei capelli e la disperazione di chi ha visto andare in fumo anni di lavoro e si interroga su chi possa avercela così tanto con la propria azienda fino a metterla in ginocchio con un incendio che non lascia spazio a dubbi sul fatto che è stato appiccato con liquido incendiario. E apre una serie di interrogativi inquietanti.Non è dovuto a un incidente il rogo che l’altra notte ha distrutto il capannone della ditta Emac, che vende macchine e ricambi per concerie, in via Lazio, una delle strade della zona industriale. Tutto questo è angosciosamente chiaro alla titolare Claudia Catastini. Non ci sono più dubbi: la sua azienda è nel mirino. Di chi dovranno stabilirlo le indagini dei carabinieri di Santa Croce e della compagnia di San Miniato che ieri hanno effettuato un lungo sopralluogo nell’azienda andata a fuoco. Cercando collegamenti con il primo incendio avvenuto meno di un mese fa, oltre a tracce che permettano di ricostruire la dinamica e di trovare elementi per risalire agli autori del danneggiamento.

«Non so nemmeno io cosa pensare», trova la forza di dire Claudia Catastini mentre sta seduta all’ingresso del magazzino e segue i rilievi dei carabinieri. «Non possiamo entrare neppure noi – aggiunge – il capannone è stato sequestrato. So solo che stanotte (ieri per chi legge, ndr) sono stata svegliata dalle guardie giurate che mi informavano dell’incendio. Quando sono arrivata era già tutto distrutto. Sono disperata».

A distanza di circa 25 giorni , dunque, ancora fiamme alla Emac. Questa volta il bilancio è grave. Il tetto è stato schiantato, almeno in una parte, dal calore e dalle fiamme.

I vigili del fuoco sono intervenuti nel corso della scorsa notte, poco prima delle 4, nel magazzino di articoli industriali e per il settore conciario.

Un incendio sospetto c’era già stato nella notte tra l'11 e il 12 marzo. In questa occasione in uno degli uffici furono trovate tracce di materiale accelerante. Già allora si parlò di un rogo doloso.

Anche questa volta le cause potrebbero essere dolose. È stata trovata una porta forzata: i carabinieri hanno posto sotto sequestro il capannone.

Le fiamme hanno danneggiato gran parte del magazzino subito invaso dal fumo, anche se i vigili del fuoco di Castelfranco sono intervenuti rapidamente. L'intervento dei pompieri è durato fino a poco dopo le 6 di ieri.

La ditta Emac, dopo il primo incendio, era stata costretta a fermarsi per alcuni giorni ma poi aveva ripreso la normale attività. Stavolta lo stop sarà più lungo. Oltre ai danni alle strutture sono stati messi fuori uso gli impianti elettrici e quello telefonico. Sulla vicenda indagano i carabinieri. La titolare esclude di aver ricevuto richieste di denaro o avvertimenti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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