Sicurezza
Caso Ragusa, all’autogrill regnano silenzi e misteri
Parla il direttore della struttura in Fi-Pi-Li: «Da quando la nostra barista ha detto di aver riconosciuto la donna scomparsa, ha avuto solo noie»
PONSACCO. Forse ieri mattina era regolarmente al lavoro la barista che sostiene di aver visto Roberta Ragusa entrare nell’autogrill lungo la superstrada, tra Pontedera e Ponsacco, per cambiarsi d’abito e sparire a bordo della Panda di Antonio Fusi, 62 anni, di Pontedera. L’uomo ora si ritrova indagato per omicidio volontario (anche se per una questione tecnica, è stato detto) insieme al marito della donna di San Giuliano scomparsa nel nulla dal 13 gennaio scorso.
Mentre intorno a Fusi si sono scatenate mille curiosità, la barista (così come la collega che lavorava con lei quella notte) ha alzato intorno a sé un muro di silenzio.
Quando entriamo nell’autogrill - la prima volta mercoledì sera, la seconda ieri mattina - il personale al lavoro è pronto a rispondere in modo da tenere alla larga i giornalisti che da alcuni giorni si presentano regolarmente nell’area di servizio. «Lei non vuole avere a che fare con i giornalisti – spiega gentile ma deciso Giacomo Faraone, direttore dell’autogrill –. Da quando ha detto di avere visto la signora scomparsa, la barista, che lavora da noi con un contratto a termine, ha avuto le sue noie. Prima i carabinieri e poi i giornalisti...». Inutile insistere. Per essere sicuri che nessuno possa arrivare alla barista, ieri mattina il personale del punto ristoro lungo la strada di grande comunicazione aveva adottato un piccolo accorgimento. Cartellini rovesciati, così da non lasciare leggere i nomi dei dipendenti. Un caso? Difficile dirlo.
Nel frattempo, ci sono tanti particolari di tutta questa vicenda, a partire dall’uomo che ha dato il passaggio ad una donna che potrebbe essere stata Roberta, che non convincono. La segnalazione dell’autogrill è arrivata quando le immagini della videosorveglianza non erano più disponibili. Fusi dice inoltre di avere lasciato la donna in piazza della stazione ferroviaria davanti al bar Minerva che era chiuso. Anche qui ci sono le telecamere.
Non risulta che le immagini siano state prese in considerazione. Ma forse anche queste non erano più disponibili quando la barista si è rivolta ai carabinieri.(s.c.)
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