Il dolore
Si spara alla testa nell’auto Ponteginori sotto choc
La tragedia al parcheggio del distretto sanitario: l’uomo soccorso dal Pegaso muore in ospedale. Con lui un biglietto: perdonatemi, non ce la faccio più
MONTECATINI. Lui che si ferma con l’auto grigia in quel parcheggio del distretto sanitario. In mezzo a gente che va a lavorare, utenti, persone in giro a fare la spesa. Spegnere il motore, prendere la pistola e spararsi un colpo secco alla tempia: sono le 9.30 del mattino.
Un attimo e si scatena il panico a Ponteginori e quell’abitacolo rosso sangue e nero depressione in un certo senso diventa la tomba del 69enne pensionato residente nel vicino borgo della Sassa.
A dare l’allarme una giovane di 26 anni che posteggia la sua macchina là vicino, inorridisce e si precipita a chiedere aiuto nel distretto. Sul posto arrivano subito i carabinieri della stazione di Ponteginori con il maresciallo Barone in testa, che insieme al medico di famiglia Michele Fantacci, in servizio nella struttura, aprono l’auto e cercano di prestare i primi soccorsi in attesa del 118 e poi dell’elisoccorso che trasporta il ferito all’ospedale di Pisa, dove muore poco dopo.
La scena è agghiacciante: l’uomo ha ancora la pistola tipo semi-automatica in mano.
«Ci siamo dati coraggio, abbiamo aperto l’auto e siamo riusciti a distenderlo a terra. respirava ancora», racconta l’infermiere volterrano Gianluca Iacoella tra i primi soccorritori.
Accanto all’uomo un biglietto, scritto a mano dietro la fotocopia del suo documento di identità. Le ultime parole del pensionato sono con tutta probabilità dirette alla famiglia: “Perdonatemi, ma non ce la faccio più”. Sono dirette a sua moglie, da tempo gravemente malata e ai suoi due figli.
Da un po’ di tempo, infatti, sembra che l’uomo fosse andato in depressione. Un buio dell’anima legato alle condizioni di salute della donna. Anche il luogo scelto per dire addio alla vita la dice lunga: il 69enne non decide di farlo “in silenzio”, in uno di quei 15 chilometri di bosco che separano La Sassa da Ponteginori. Lo fa nel parcheggio del distretto sanitario dove capitava spesso per fare commissioni, comperare medicine alla compagna di una vita: un luogo di dolore che in qualche modo decide di annientare con lui.
Rispetto all’arma utilizzata per spararsi, i carabinieri stanno facendo accertamenti per capire se fosse regolare o meno.
La notizia fa il giro nel piccolo borgo della Sassa. Una manciata di case dove tutti si conoscono. «Era un uomo grande, un gigante buono dagli occhi dolcissimi, molto riservato ma gentile», ricorda Giulia, vicina di casa.
«L’ho incontrato tre giorni fa, come sempre mi ha chiesto come stavo e poi ci siamo salutati. Ultimamente aveva il volto segnato dal dolore».
La giovane non può non rammentare la grande passione per le Vespe che aveva il suo vicino.
«Le lucidava sempre, le rimetteva a sposto, una la teneva fuori e altre due in garage. Era molto contento quando qualcuno gli faceva i complimenti per quei mezzi».
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