«Mi sono messo nei guai solo per fare un favore»
Parla il pontederese che avrebbe dato un passaggio ad una donna somigliante all’imprenditrice scomparsa a gennaio: «Non sono andato dai carabinieri»
PONTEDERA. «Non sono stato io a riconoscere quella donna, ma sono state due bariste dell’autogrill a dire ai carabinieri che sarebbe salita sulla mia auto. Mi sono piombati in casa di notte a chiedermi com’era e che vestiti portava, ma io di questa storia so poco».
Antonio Fusi non è un superteste nella storia di Roberta Ragusa, come era stato detto, ma solo uno che ci si è trovato dentro per caso, di rimbalzo. Le bariste che avrebbero visto quella notte entrare nella toilette dell’autogrill di Pontedera Sud della Fi-Pi-Li una donna in tuta rosa che ne sarebbe uscita cambiata d’abito, hanno detto che sarebbe poi salita sulla Fiat Panda di Fusi, pontederese, 62 anni, personaggio conosciuto praticamente da tutti in zona, da settimane indagato per omicidio volontario - per gli inquirenti un fatto tecnico - insieme al marito dell’imprenditrice di Gello di San Giuliano, mentre la sua auto, insieme a quelle della famiglia Logli, è stata repertata dai Ris.
Lo abbiamo incontrato ieri a Pontedera dopo averlo cercato per l’ennesima volta a casa, dove ci sono però solo gli anziani genitori che continuano a dire di tornare alle ore dei pasti. «Non è difficile incontrare Fusi – spiega un pontederese doc che ce lo indica – perché gira sempre per il centro storico». A due passi da dove vive.
E infatti, poco dopo, come la madama Pace dei «Sei personaggi in cerca d’autore», la figura di Fusi si materializza. Personaggio singolarissimo. Abito scuro di una taglia sopra la sua, un metro e sessanta scarsi, una chioma grigia pettinata all’indietro e che si allunga sulle spalle, barba incolta, camicia nera aperta sul petto villoso e infilata sotto un panciotto di raso che gli arriva quasi alle ginocchia, certamente, non passa inosservato.
«Si sente un tombeur de femmes – dicono a Pontedera – e per questo si veste di scuro e frequenta molti locali». L’abito è il simulacro di un concetto arcaico di presunta eleganza, tipo anni Settanta-Ottanta; lui nel paese è uno di quei personaggi di cui non si può fare a meno.
L’aggancio è un amico. «Questa gente ti cerca», gli dice. «Non devo soldi a nessuno», è la risposta. «No, vuole solo parlare con te», replica il gancio. «Polizia?», chiede Fusi tra il divertito e il preoccupato, ma nel giusto. «Sono giornalisti, vogliono chiederti del passaggio...». «Ah quello, era meglio se non lo davo quel passaggio. Vai a fare un favore... Che ne so io se era lei? Sono state quelle del bar che hanno detto che era salita in macchina mia. L’orario? Le due e mezza. I vestiti? Aveva uno sherling marrone e un paio di pantaloni neri. Ancora domande? Le mutande non le ho viste... Basta, l’ho solo portata alla stazione di Pontedera e lì è salita su un’altra macchina, mi pare una Lancia Y metalizzata».
E mentre in questa storia complicata appare un’altra macchina di cui alla stampa, chissà perché, non era stato detto nulla, scattano le domande sul coltello che gli è costato una denuncia per porto abusivo di arma di genere proibito e che è stato trovato sulla Panda, una sorta di bazar pieno di cartacce, fazzolettini e di tutto un po’, al punto che per i Ris che hanno fatto i rilievi è stato un problema repertare. Fusi - viso annacquato da un’aria vaga che mente facendolo apparire confuso e che lui alterna ad un’ironia pronta quanto pungente - a queste domande si diverte.
«Era un machete, una lametta... ma no, era un coltellino così», mostrando circa tredici centimetri di lunghezza.
«Mi ero anche dimenticato di averlo: meno male che non hanno trovato un mitra. Il controllo dei Ris? Hanno fatto i tamponi in macchina: sul sedile, sul poggiatesta e sulla portiera. L’avviso di garanzia? Non mi sembra di averlo ricevuto».
Ma se le hanno sequestrato e repertato la macchina e se è indagato...?
«Sì, pare che sia indagato. L’avvocato? Ce l’ho ma non di dico chi è».
L’insistenza della telecamera di un operatore lo turba. Si allontana borbottando e provare a riagganciarlo ancora per le strade del centro storico in cui in genere vaga non è più così facile. «Si sarà spaventato – dicono i compaesani – perché oggi è sparito, non si è più visto in giro...».
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