La manifestazione
Fiori d’arancio 30 anni di sposi in bianco e nero
Castelfranco si racconta nelle foto di Grossi Quasi 600 quadri di vita sociale, dagli anni ’50
CASTELFRANCO. Fiori d’arancio in bianco e nero. Scatti che segnano la storia e le trasformazioni di una Castelfranco d’altri tempi.
È un patrimonio inestimabile quello che l’indimenticato fotografo Brunetto Grossi ha consegnato alla biblioteca comunale. Un archivio raccolto in oltre trent’anni di lavoro, dove una parte significativa è riservata ai matrimoni, veri e propri quadri di vita sociale: 566 in tutto, per un totale di 32mila negativi dal 1951 al 1980.
Tutto materiale già utilizzato per l’allestimento di due mostre, nel 2010 e 2011, e che in questi giorni viene di nuovo passato al setaccio per la realizzazione di un catalogo e di un dvd. Un lavoro lungo e paziente, guidato dal responsabile della biblioteca Fabrizio Nelli, con l’aiuto del circolo La Fototeca e dell’associazione Boulevardutopie.
Nelli ci accompagna tra gli scaffali di quell’archivio, dove il rito del matrimonio diventa lo specchio di una società: l'anima profonda di un paese rurale che si scopre di colpo ricco e produttivo.
Il matrimonio in casa. Ed è proprio la dimensione povera e rurale a fare da cornice ai matrimoni anni ’50: un evento per l’intero paese, come dimostrano le tante foto di gente assiepata nelle strade in attesa del passaggio degli sposi.
Al termine della funzione, ancora rigorosamente “religiosa”, si tornava nella case, per la grande “mangiata” nelle cucine di una volta. «Il ristorante ancora non usava», ricorda Renato Cerri, conosciuto in paese col soprannome di “Faio”. Suo il matrimonio contraddistinto dalla foto di gruppo sull’aia (1956). «Si metteva in tavola tutto ciò che avevamo in casa – racconta –. Avevo uno zio cuoco che venne a cucinare, mentre gli altri parenti servivano».
Un ricordo, quello delle tavolate in famiglia, ben rappresentato nel matrimonio di Cesare Fioravanti e Daniela Puccioni: da notare le stoviglie, i mobili e i grappoli appesi al soffitto della cucina.
L’auto e il viaggio di nozze. Poche, pochissime le famiglie che a Castelfranco di Sotto, all’epoca, avevano un’auto di proprietà. Si ricorreva al noleggio, per traghettare sposi e invitati dall’abitazione alla chiesa, prendendo a prestito anche giovani neopatentati improvvisati chauffeur.
«Noleggiai quattro Fiat 1.004», ricorda Cerri, partito poi per il viaggio di nozze a Roma, come tante altre coppie, quando ancora il viaggio non si prenotava in agenzia, ma in parrocchia. «Fu il prete a dirci dove andare e dove dormire – afferma –. Era tutto organizzato».
L’abbigliamento e i regali. Tra gli sposi immortalati da Brunetto c’è anche Guerrino Profeti, castelfranchese con il pallino per le memorie locali, che da anni sta aiutando la biblioteca nel riconoscimento di volti e personaggi.
«Con i matrimoni c’è da sbizzarrirsi – dice Profeti–. I vestiti da sposa, ad esempio, all’epoca non si acquistavano: si comprava la stoffa nei negozi di paese e si facevano cucire dalle sarte locali. Facevano lo stesso anche le invitate, col risultato, non di rado, che allo stesso matrimonio ci fossero più donne vestite allo stesso modo. Una vera tragedia». Che aggiunge: «È interessante, poi, l’evolversi dei cappelli, che all’epoca si noleggiavano in un negozio di Pontedera, fino a quando scomparvero negli anni ’70. Erano matrimoni in cui si badava molto alla quantità, all’abbuffata, come con i regali, pensati più per riempire la vista piuttosto che per un’effettiva utilità».
L’arrivo del benessere. La vera trasformazione arriva però negli anni ’60, con il boom economico che porta i contadini nelle fabbriche.
«L’alluvione del ’66 fu uno spartiacque – spiega Profeti – perché dette il colpo di grazia all'agricoltura». Il rapido sviluppo imprenditoriale portò a Castelfranco un inaspettato benessere, e il matrimonio divenne così l’occasione principe per sfoggiare una certa disponibilità economica.
Si diffonde allora il rito irrinunciabile del ristorante, che sarà immortalato sempre dalla fine degli anni ’60 in poi. «Tanti andavano a Staffoli, da Bebbe – ricorda Profeti – ma chi se lo poteva permettere sceglieva già i locali di Montecatini e Viareggio».
La nostalgia dell'ex sindaco. La trasformazione sociale si accompagna alle prime foto a colori. Tra queste c’è anche il matrimonio in municipio dell’ex sindaco Sergio Cortopassi, nel 1973, unito in nozze dal primo cittadino Valerio Callaioli.
«All’epoca ero un giovane vicesindaco – ricorda Cortopassi –. La mia fu una cerimonia semplice, ma ero l’eccezione: il matrimonio in quei giorni era una forma di collocazione sociale». Che aggiunge: «Un fatto naturale per un paese che in quindici anni era passato dalla miseria al benessere». Lo sguardo al passato, alla vita personale ma anche alle scelte amministrative che hanno segnato l’assetto urbanistico attuale del paese. «Ricordo quel periodo con grande nostalgia, perché è stata una fase determinante nella storia di Castelfranco – conclude Cortopassi –, soprattutto dopo il trauma dell’alluvione. Siamo riusciti a garantire al paese uno sviluppo regolato, con scelte che hanno saputo guardare lontano e che ricordiamo con un certo orgoglio».
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