La manifestazione
Farmacie pubbliche il 50% ha scioperato
PONTEDERA. Fermento dietro il bancone delle farmacie pubbliche. Ieri i dipendenti hanno scioperato a sostegno del rinnovo del contratto nazionale di lavoro, scaduto ormai da quindici mesi. Disagi...
PONTEDERA. Fermento dietro il bancone delle farmacie pubbliche. Ieri i dipendenti hanno scioperato a sostegno del rinnovo del contratto nazionale di lavoro, scaduto ormai da quindici mesi. Disagi contenuti in provincia dove l’adesione si è attestata al 50% secondo le organizzazioni sindacali di categoria. Serrande abbassate solo alla farmacie dell’ospedale Lotti.
Indetto a livello nazionale da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil l’agitazione di 8 ore vuole richiamare Assofarm alle trattative in tempi brevi. Tra le ragioni di critica la messa in discussione diritti importanti dei lavoratori, economici e normativi. «La mobilitazione non è solamente rivolta a mantenere un contratto di lavoro dignitoso, ma anche a preservare un servizio pubblico indispensabile – affermano le segreterie –. La nostra protesta ha anche l’obiettivo di sensibilizzare tutti sul reale rischio della perdita della specificità della dispensazione del farmaco e dalle professionalità della categoria, che si tradurrebbero in un grave danno per i cittadini». Che aggiungono: «Le farmacie pubbliche rappresentano da sempre garanzia di professionalità e competenza: non possono e non devono diventare un self service del medicinale, con orari di apertura dilatati, senza nessuna assistenza professionalizzata al servizio del cittadino che vi si reca».
La farmacia è un presidio sanitario territoriale e non un punto vendita. Muove da questo assunto la presa di posizione dei sindacati. «È innegabile che i recenti interventi governativi in materia di liberalizzazioni assieme alla ulteriore stretta che le Finanziarie che si sono succedute negli ultimi anni hanno effettuato sui bilanci dei Comuni concorrono a rendere non agevole il rinnovo del contratto di Lavoro. Ma siamo anche convinti che rinnovarlo sia l’unico strumento per impedire che il servizio pubblico scompaia».
Sul punto intervengono anche i Cobas: «Il copione non si discosta molto dalle vertenze contrattuali di altri settori, Assofarm vuole accordare aumenti irrisori prendendosi maggiore flessibilità oraria, intensificando il ricorso a forme di lavoro precarie». E concludono: «Per quanto importante, non basta uno sciopero costruito senza coinvolgere il personale nella definizione di una piattaforma rivendicativa, senza coinvolgerlo in una vertenza contro le liberalizzazioni del Governo e lo svilimento delle professionalità proprie del farmaciste».©RIPRODUZIONE RISERVATA
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