Sicurezza
Uccisa da un tumore dopo la morte del figlio di 17 anni
Roberta, 47 anni, riposerà per sempre accanto a Matteo, deceduto in un incidente di moto nel gennaio del 2007
MONTOPOLI. Riposeranno per sempre vicini Matteo Gronchi, morto nel 2007 a soli 17 anni in seguito a un incidente stradale, e la sua mamma, Roberta Tomasi nei Gronchi, stroncata a 47 anni da una grave malattia. Inutili le cure, il trapianto, i frequenti ricoveri in ospedale. L’ultimo a Milano, dove Roberta è morta mettendo fine a mesi di calvario e di grande sofferenza. Una donna buona, che sapeva aiutare gli altri, messa a dura prova dalle tragedie di questa vita.
La più grande per una mamma: la perdita di un figlio. Matteo aveva 17 anni, una grande passione per Valentino Rossi, il motociclismo e il calcio. Sogni bellissimi di ragazzo, spezzati da un incidente in moto, nel gennaio del 2007. Una macchina che gli taglia la strada. Il buio.
Lo stesso provato dai genitori Gabriele (uno dei soci dell’azienda Lupi estintori di Pontedera) e Roberta e dalla sorella Margherita, oggi ventenne.
Da quel momento, niente è stato come prima per la famiglia Gronchi, molto legata al Movimento Shalom e che ha saputo trasformare il dolore per la perdita di un figlio nella capacità di aiutare gli altri. Fin dal momento della tragedia è stato così. Prima l’autorizzazione all’espianto degli organi del figlio. Poi le offerte raccolte per Matteo che si sono trasformate in gocce d’acqua nel Burkina Faso.
A distanza di qualche tempo dall’incidente al figlio, Roberta ha cominciato ad avere problemi di salute. Un altro cammino di dolore, sempre aiutata dal marito, dalla figlia e dai familiari, messi a dura prova un’altra volta.
Nelle ultime settimane le condizioni di salute della donna sono peggiorate ed è morta a Milano. Ieri nella chiesa di Capanne tante persone le hanno dato l’ultimo saluto durante la messa celebrata dal parroco don Fabrizio Orsini, legato da una lunga conoscenza a questa famiglia.
Erano presenti, oltre ai parenti, gli amici di Matteo (i compagni di calcio della squadra di Staffoli), tante persone che si riconoscono nel Movimento Shalom e lo stesso fondatore del movimento, monsignor Andrea Cristiani, che conosceva Roberta proprio per la sua vicinanza all’associazione.Una bara bianca coperta di fiori per Roberta nella stessa chiesa dove pochi anni fa la donna aveva accompagnato il figlio dopo l’incidente.
Momenti di grande commozione e le parole di conforto del parroco. Ma anche tanti sguardi attoniti, di chi cerca risposte a domande difficili.
Le offerte raccolte saranno destinate al “Progetto 7 gennaio” in memoria di madre e figlio che la sorte ha unito in un destino tragico.
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