Il Tirreno

Pontedera

In piazza i timori dei lavoratori Cdc

di Andreas Quirici
In piazza i timori dei lavoratori Cdc

La protesta dopo l’assemblea con i sindacati: «Il futuro ci fa paura».Da venerdì parte la mobilità per 130 persone

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PONTEDERA. Nel piazzale di Cdc a Gello sventolano le bandiere della Uil e della Cgil. I lavoratori hanno appena finito l'assemblea in cui i sindacati hanno illustrato loro i contenuti della difficile situazione prospettata dall'azienda nell'incontro di lunedì all'Unione industriale pisana. Tutti sono molto arrabbiati. Tanti parlano, ma nessuno dice come si chiama. «E' sintomatico del clima che si respira – spiega Cinzia Bernardini, segretario provinciale Filcams Cgil – in cui regna la paura di essere mandati a casa». Venerdì Cdc dovrebbe aprire ufficialmente la procedura di mobilità per 130 lavoratori. Una trattativa che si preannuncia difficile. «In 70 hanno scelto di accettare la mobilità volontaria e incentivata con la riscossione di sette mensilità – dice Marcello Casati della Uil – ma quei posti sono esauriti e le lettere che ci aspettiamo vengano inviate venerdì sono in pratica licenziamenti collettivi». Il piano prevede anche l'esternalizzazione della logistica e del magazzino, con un'impresa della zona industriale di Gello che acquisirebbe questo ramo d'azienda inglobando circa 25 dipendenti Cdc su un totale di 60 lavoratori che attualmente sono impiegati in quel reparto. C'è anche il sindaco Simone Millozzi. Parla con i sindacalisti e si mette al telefono. Cercare l'assessore regionale alle attività produttive, Gianfranco Simoncini. «Sono preoccupato – dice – perché questa è l'ennesima crisi aziendale nel nostro territorio. Ne abbiamo molte aperte e il danno per la città sta diventando enorme. La crisi c'è ma trovo inaccettabile che a pagarne le conseguenze siano sempre e solo i lavoratori. Apriremo tavoli con la Provincia e la Regione per trovare soluzioni». Sono proprio le alternative a preoccupare i lavoratori. «Per questo non vogliamo esporci. L'azienda non ha ancora deciso chi manderà via e in giro non c'è granché lavoro», dicono. Accusano dirigenti e consulenti di non aver fatto nulla per raddrizzare una barca che da tre anni usa gli ammortizzatori sociali. «Non possiamo lasciare i lavoratori senza rete e serve qualcuno che si faccia carico del loro futuro – aggiunge Bernardini – Ma vogliamo sapere anche i termini del piano industriale e capire di chi sono le responsabilità di una situazione che in un anno vedrà un calo dell'occupazione in questa azienda del 60%».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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