Sicurezza
Un camion ogni 11 minuti: un inferno
Impianto a biogas: il comitato del “no” presenta le osservazioni. «La Soprintendenza non sapeva del ristorante»
SANTA MARIA A MONTE. Rush finale per la partita sul biogas a San Donato. Con la conferenza dei servizi alle porte, prevista per giovedì mattina, il comitato “Tutela Salute e Ambiente” anticipa alcuni dei risultati dei suoi studi e delle osservazioni presentate circa il progetto presentato dalla ditta Prati in via Arnovecchio.
I terreni. Fra le criticità più eclatanti denunciate dal comitato, senza dubbio il primato va a quella che, se confermata, si configurerebbe come un grave errore di calcolo in merito alle quantità d'insilato da trattare. «Nell'allegato che riguarda l'approvvigionamento delle biomasse abbiamo trovato un "errore" mastodontico – spiega Williams Busdraghi, presidente del comitato –. I tecnici si riferiscono, nel progetto dell'impianto, ai dati delle tabelle Istat per prevedere le rese del mais nel bacino dal quale andranno a procurarsi le materie prime. In virtù di questi dati, arrivano a stimare l’area necessaria a far funzionare l'impianto in 315 ettari di terreno. Scaricando la tabella Istat dal sito apposito, ci siamo però accorti che i progettisti si esprimono in tonnellate, mentre la tabella si esprime in quintali. Quindi, seguendo il loro stesso ragionamento di calcolo, avrebbero bisogno di 10 volte i terreni dichiarati, cioè 3.150 ettari. Questo dato è importante perché la ditta ammette di avere a disposizione solo 200 ettari e se questi signori non hanno il 51% dei terreni di cui necessitano per alimentare l'impianto, non possono accedere agli incentivi».
La viabilità. «Al capitolo dedicato al calcolo dei trasporti si afferma che le 12.600 tonnellate di mais verranno conferite in 30 giorni con autocarri (da non confondere con autotreni o autoarticolati) con carico da 30 tonnellate tra agosto e settembre. Gli autocarri adatti a questo tipo di trasporto sono mezzi pesanti dotati di ribaltabile. Simili mezzi possono arrivare a trasportare circa 20 metri cubi di materiale, che, considerando il peso specifico dell'insilato di mais, coincidono con 10 tonnellate. Stando alle quantità e alla capienza degli autocarri i conti sono quindi tutti da rifare: un camion ogni 11 minuti, con 5.000 passaggi all'anno spalmati su 3 mesi. Tutto questo su una viabilità di campagna, composta da strade che, a differenza di come sta scritto nel progetto, non arrivano mai a 6 metri di larghezza».
L’energia. «Dal punto di vista del bilancio energetico il progetto non riporta alcun autoutilizzo di calore, quando si sa benissimo che tali impianti il calore lo usano eccome, per riscaldare i digestori – continua Busdraghi –. Inoltre, non seguono le direttive del decreto ministeriale del 4 agosto 2011, stando al quale non si può parlare di calore "utile" se questi signori non costruiscono a loro spese una rete per teleriscaldamento».
La sicurezza. Anche su questo punto, secondo il comitato, i conti non tornano. «Dal punto di vista della vulnerabilità idrogeologica la zona è delineata ad elevato rischio, "zona 3.b", senza contare che stando alle norme tecniche di attuazione, in quella zona non si possono costruire centrali termoelettriche, geotermoelettriche, a turbogas e "affini". Anche sul fronte dei rischio d'esplosione le lacune sono molte: l'accumulatore pressostatico di 1.800 metri cubi previsto non rispetta, per eccesso, i limiti imposti dal decreto ministeriale del 24 novembre 1984, che inibisce la costruzione di accumulatori superiori ai 500 metri cubi; sempre poi sul fronte sicurezza, secondo quanto appare nella nota del dipartimento dei vigili del fuoco, si deve trattare il rischio di incidente andando a calcolare le distanze di sicurezza necessarie. Come si deve trattare il rischio di esplosione a causa di un fulmine, prevedendo parafulmini. Cose che nel progetto non compaiono».
Il paesaggio. «Sull'impatto ambientale basti dire che la Soprintendenza ha scoperto l'esistenza di un ristorante nei pressi dell'impianto solo grazie alle nostre segnalazioni – dicono dal comitato –. Nel progetto ci si riferisce all'Oasi al Lago solo come area di pesca».
Tutti elementi che il comitato ha fatto presente e rilancerà in conferenza dei servizi ai vari enti chiamati a decidere dell'autorizzazione. «Di fronte a questi dati – attacca Busdraghi – viene davvero da chiedersi se i nostri amministratori sono in grado di tutelarci».
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