La manifestazione
Crisi alla Cdc lavoratori in assemblea
PONTEDERA. Mancano i numeri definitivi ma per i sindacati il conto è di 130 esuberi. Alla Cdc Spa il nuovo piano industriale 2012-2015 in chiave di rilancio prevede una medicina amara quanto...
PONTEDERA. Mancano i numeri definitivi ma per i sindacati il conto è di 130 esuberi. Alla Cdc Spa il nuovo piano industriale 2012-2015 in chiave di rilancio prevede una medicina amara quanto «necessaria e inevitabile». In pista c'è un'accelerazione delle attività di taglio dei costi di struttura: personale, trasferimento della sede, da Gello a quella storica di Fornacette, l'esternalizzazione della logistica e la riduzione dei costi fissi relativi alle superfici di vendita. Il tutto con l'obiettivo di un ritorno all'equilibrio economico a partire dal 2013, «allineando strutturalmente la dimensione dell'azienda al suo mercato accessibile».
È quanto è stato presentato dalla direzione dell’azienda di Gello ai sindacati di categoria, metalmeccanici e commercio, presso il tavolo aperto all’Unione industriali di Pisa. Uno scenario che parla di mobilità e che oggi verrà rappresentato ai dipendenti, riuniti in assemblea dalle 9 alle 11. In questa sede verranno decise anche quali azioni mettere in campo per contrastare l’impatto della cura che il management Cdc ritiene indispensabile dopo aver chiuso il 2011 con una perdita di 8,4 milioni di euro e un triennio di ricorso agli ammortizzatori sociali.
Un nuovo incontro tra azienda e sindacati è in programma dopo Pasqua. Ma già la prossima settimana Cdc provvederà ad inviare le comunicazioni ufficiali per l’apertura della procedura di mobilità. A giugno, con la fine dell'attuale accordo di solidarietà, si parlerà di mobilità. Nel frattempo si chiuderà anche la procedura di mobilità volontaria incentivata, aperta nel giugno del 2011, fino a un massimo di 70 dipendenti. E che determinerà anche la misura della nuova richiesta di mobilità. Interessato dall'operazione è soprattutto il personale delle aree non commerciali. Numeri importanti, che colpiscono al cuore dell’azienda. In Toscana dovrebbero essere 110 le persone che Cdc ha deciso di mettere in mobilità e circa 20 al di fuori dei confini regionali. Con la chiusura del magazzino il servizio sarà affidato in outsourcing e una parte degli addetti sarà riassorbita dalla società che si farà carico di fornire il servizio alla Cdc.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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