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Pontedera

Il prete non dà il via libera per la festa dei comunisti

Il prete non dà il via libera per la festa dei comunisti

Lari, un volantinaggio del partito contro il parroco: ci nega l’utilizzo delle cucine. La replica: non condivido le vostre idee ma non ospiterei alcun gruppo politico

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di Paola Silvi

LARI. Era il 1947 quando la Santa Sede considerava peccato grave iscriversi al Partito Comunista e la Chiesa, con il decreto del Santo Uffizio, non assolveva i simpatizzanti marxisti.

«Oggi ci risiamo…sono ritornate le scomuniche», assicurano dal partito di Rifondazione larigiano. E a conferma dell’anacronistico balzo indietro nel tempo, fanno circolare in paese un volantino che si intitola proprio così. Che mette a confronto il passato e il presente.

Che associa il comportamento della curia vescovile del dopo guerra a quello di don Amedeo Deri, attuale guida della parrocchia di Lari. «Don Deri ci ha negato lo spazio per la “Festa Rossa”», spiega Antonio Bernardeschi, segretario di Rifondazione comunista. «Lo scorso anno, a fine agosto, organizzammo ai Boschi di Lari una manifestazione che aveva per tema la difesa dei “Beni Comuni”, richiamando migliaia di persone. Con il consenso del parroco.

«Non ne faccio una questione personale – entra nel merito il prete – ma di principio. Gesù dice di odiare il peccato e di amare il peccatore. E io non posso riconoscermi nelle loro posizioni: nell’aborto, nel divorzio, nel matrimonio gay. Se concedessi l’area mi comprometterei con queste idee». Idee rosse, troppo lontane dalle virtù predicate dall’altare. «L’anno passato permisi l’utilizzo delle cucine perché alla base ci fu un disguido. Capii che avrebbero preparato una festa super partes, legata al referendum dell’acqua».

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