La manifestazione
Il cacciucco? Ma qui si mangia curdo
Al posto dello storico “Forlì” s’inaugura nel pomeriggio il bar-ristorante “Etnico”, gestito dal titolare del kebab di via Roma
PONTEDERA. Ve li ricordate il cacciucco da dieci e lode o il pesce all’acqua pazza da manuale che si potevano gustare al numero 33 di piazza della Stazione? Se sì, vi consigliamo di dimenticarli definitivamente. Fino a qualche mese fa, questo era il regno dello chef Giovanni Marianelli, titolare del ristorante “Forlì”. Uno spaccato di storia di Pontedera e della cucina tipica toscana su cui è calato il sipario.
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Dopo la chiusura del locale, il copione cambia. Viene stravolto, rivoluzionato. Niente più manicaretti a base di pesci del Tirreno. Come anche il più fesso degli storici può confermare, quando le comunità cambiano fisionomia, si trasformano e si aprono sempre di più alla “contaminazione” di altre culture, la cucina e i gusti a tavola sono talvolta i primi a risentirne. E nel quartiere più multirazziale di Pontedera succede proprio questo.
A togliere dal portone d’ingresso dell’ex “Forlì” le vetrofanie della catena dei ristoranti italiani “raccomandati” da Veronelli c’è un giovane extracomunitario. E non è lì a caso. Oggi, alle 18, “Forlì” cede ufficialmente il passo al bar ristorante “Etnico”, un locale specializzato nella cucina di cibi curdi. È il segno dei tempi: della crisi che avvolge l’imprenditoria locale e della contemporanea intraprendenza di giovani arrivati tanti anni fa dall’inferno che sognano di guadagnarsi lo stipendio con un lavoro in proprio. Il tutto si traduce concretamente in “karniyark”, “elinazik” e “adana kebab”. Sono tre dei piatti tipici che comporranno il menù del nuovo locale: si tratta nell’ordine di melanzane ripiene con carne d’agnello e verdure, melanzane e zucchine accompagnate a carne d’agnello guarnite da salsa di yogurth e di carne di agnello macinata e piccante servita con riso, salsa di pomodoro e verdure.
«Staremo aperti sia a pranzo che a cena – ci spiegano i ragazzi curdi al lavoro per gli ultimi preparativi in vista dell’inaugurazione –. Per il pranzo, avremo anche un menù a prezzo fisso da proporre ai lavoratori. Da noi, comunque, sarà possibile anche fare colazione alla curda, cioè con zuppa e thè caldo».
Il titolare del ristorante è Hakan Ilker, 28 anni, dal 2002 in Italia, dove venne riconosciuto rifugiato politico. È già un imprenditore avviato, dal momento che fa parte della società proprietaria del kebab in via Roma, in pieno centro. «Proprio grazie all’attività di via Roma (dove il 90% della clientela è rappresentata da italiani) – afferma Ilker – abbiamo notato che il territorio risponde bene alla nostra cucina e abbiamo quindi deciso di cercare un ristorante da rilevare. Propagandando i nostri gusti vogliamo aprire di più la nostra cultura all’integrazione. A Pontedera, sotto questo aspetto, non ho mai avuto problemi».
A Marianelli dispiace non poco che nel “suo” ristorante non vengano più serviti i piatti caratteristici della gastronomia toscana. Ma non ha avuto altra scelta. «Da quando ho deciso di chiudere il locale (per motivi di salute) – ci spiega il titolare e cuoco dell’ex Forlì – non si è fatto vivo nessun italiano e nessuno di Pontedera. Il momento, purtroppo, è quello che è. Ho avuto contatti solo con indiani, cinesi, pachistani e curdi. Un po’ ho aspettato prima di decidermi, poi ho dovuto scegliere e ho preferito i curdi».
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