Sicurezza
Gli assenti si giustificano Fim e Uilm per il dialogo
Al corteo senza bandiere anche molti non iscritti ai metalmeccanici Cgil Dal fronte Cisl: «Una soluzione che tuteli realmente gli abusi sui licenziamenti»
PONTEDERA. Difficile far digerire la medicina ai lavoratori. Una pillola amarissima, anche per chi milita nelle fila della Fim–Cisl e della Uilm. Molti tra i piaggisti iscritti ai due sindacati, pur senza bandiera, allo sciopero della Fiom hanno aderito. Ci sono disagio ma anche la voglia di sottolineare un diverso modo d’intendere il confronto.
«Ci aspettiamo ancora una soluzione che tuteli realmente gli abusi dei licenziamenti per motivi economici – afferma la segreteria provinciale della Fim-Cisl –. Lasciare in mano alle aziende la decisione ultima di licenziare per motivi economici, al di fuori della legge 223 sui licenziamenti collettivi, con la sola opzione di un risarcimento economico, non è accettabile, e con lo sconquasso della riforma previdenziale che manterrà in forza oltremodo lavoratori con elevata età anagrafica aprirebbe un serio problema di possibili abusi che pagherebbero lavoratori anziani e giovani».
Linea dialogante, con l’obiettivo di una linea condivisa. Ma anche argomenti per ridurre il tasso di allarme nei lavoratori. «Siamo per percorrere ulteriori strade negoziali che trovino una soluzione condivisa da tutti e che non esponga oltremodo i lavoratori – dice la Fim –. Consideriamo sbagliato ridurre tutta la partita a questo ultimo, seppur delicato, tema dell’articolo 18. Il vero problema rimane la mancanza strutturale di lavoro e quindi un futuro accettabile e dignitoso per i giovani». L’invito ai colleghi è a impostare iniziative sindacali unitarie forti su come creare e mantenere lavoro. «Il movimento sindacale deve recuperare comunque unità d’azione sui contenuti. Il rischio è che buttandola in politica, senza distinguere nel merito, si provocano solo fibrillazioni nei partiti politici, soprattutto in quella parte che dovrebbero trovare sintesi per il mondo del lavoro, con l’unico risultato certo che pagheranno, come avvenuto per le pensioni, solo i lavoratori dipendenti e i giovani senza lavoro».
Il guaio, svelato a microfoni spenti è che per tutti risulta difficile capire i reali termini della riforma, al di là delle sintesi ad effetto catapultate da Roma. E così è più difficile avere argomenti per spiegare che cosa sta accadendo sulle teste dei lavoratori.
«Se un mio tesserato fa sciopero significa che non sono stato capace di spiegare la linea del mio sindacato», dice il segretario provinciale della Uilm Marcello Casati. Che aggiunge: «Chi può essere d’accordo con il dare all’imprenditore l’opportunità di licenziare chi e quando vuole? Anche noi siamo contrari a questo aspetto dell’articolo 18. Ma tutta la riforma non può essere ridotta a quest’unico punto altrimenti si vuole solo creare un braccio di ferro come è stato in Fiat tra Marchionne e Landini che non ha fatto altro che peggiorare il dibattito». E conclude: «Ma che cosa significano queste 8 ore di sciopero e contro chi sono? Al di là delle giuste preoccupazioni dei lavoratori si è trattato di uno sciopero politico».(m.m.)
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