La manifestazione
Blocco in Fi-Pi-Li dei piaggisti Fiom
Sciopero in Casa della Vespa contro il nuovo articolo 18 Picchetti a tutti i cancelli e fermo all’ingresso delle merci
PONTEDERA. La misura è il blocco della Fi-Pi-Li. La lotta contro i «licenziamenti facili» scende in strada. Ma niente cortei in città. Il segnale che la rappresentanza della Fiom in Piaggio ha voluto dare è di quelli forti. Un’ora di stop alla circolazione lungo l’arteria che collega la costa al cuore della Toscana e code per circa due chilometri in entrambe le direzioni. Con riflessi anche lungo la Tosco Romagnola.
«Non può passare una riforma così. Serve una lotta dura e quella di oggi è stata soft. Dobbiamo essere più “pesanti” per farci ascoltare da chi neppure abbiamo votato». Non ha dubbi Claudia Cardellini, tuta blu e cuore rosso. Oggi si è trovata gomito a gomito con la collega Lorena Borghi, che in tasca però ha la tessera Uilm. «L’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori riguarda tutti – dice Lorena –. Non ha senso che gli altri sindacati non ci siano. C'è in ballo il nostro futuro e quello dei nostri figli». In strada anche i colleghi della cooperativa Ceva di Lugnano.
Le bandiere sono quelle rosse dei metalmeccanici Cgil, ma tra i volti della protesta non mancano quelli di delegati e iscritti alle altre sigle sindacali. Ci sono rabbia, paura e determinazione sull’asfalto della Fi-Pi-Li e davanti ai cancelli della fabbrica, dove i picchetti sono iniziati alle 5 del mattino. Blocco delle merci e degli ingressi. Il bilancio è del 75% di operai assenti, mentre tra gli impiegati la protesta non ha attecchito. Di slogan ne servono pochi. “Giù le mani dall’articolo 18”. “Sui nostri diritti non si tratta”. E la perentoria sagoma del pugno sinistro chiuso con la scritta: “Ora basta!”. La nuova versione dell’articolo 18 non piace. «Sarà pane per gli imprenditori – dice Antonella Bellagamba –. Un vero massacro per i lavoratori più anziani e per quelli con malattie professionali, come ce ne sono molti alle catene di montaggio. Si ritroveranno licenziati e con un indennizzo di 15mila euro».
In soldi per un operaio stare otto ore senza lavorare significa rinunciare a circa 60 euro netti in busta paga, 60 su un salario che a fatica supera i 1.200 euro. «Questo sciopero deve essere un punto di partenza – dice Francesco, che preferisce non svelare il cognome –. Non possiamo accettare di lavorare sotto ricatto e in uno stato perenne di emergenza. Con lo sciopero ci rimettiamo una giornata, ma serve per tenere alta l’attenzione sui nostri diritti».
Al rientro dal blitz in superstrada, raggiunta con un carosello di auto, il ritrovo è alla portineria principale. Si rincorrono gli episodi. «È una questione di pancia – dice Simone Selmi –. Da almeno un giorno chiedevamo di scioperare. Le notizie da Roma hanno cambiato gli sguardi delle persone in fabbrica. Siamo arrabbiati e determinati». Ma Angelo Cacelli, che è in fabbrica dal 1979 e da sempre alla catena di montaggio, tira il freno. «C'è troppa frammentazione – dice –. Oggi la tessera del sindacato viene proposta a scopo di tutela individuale e non della categoria. In passato, quando entravi a lavoro, gli anziani ti facevano scuola. Ti chiedevano di lottare con loro e dopo trovavi naturale fare la tessera». La linea della Rsu Fiom in Piaggio è netta: «Che c’entra l’articolo 18 con lo sviluppo? È solo un modo per sfruttare la crisi e portare a casa provvedimenti che da più parti e in molti avrebbero voluto far passare da tempo».
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