Il Tirreno

Pontedera

Era l’angelo dei poveri L’addio a don Vincenzo

di Francesca Suggi

Da 29 anni cappellano del carcere e poi dell’ospedale, aveva dato vita alla casa di accoglienza di S. Girolamo: stasera una veglia e domani il funerale

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VOLTERRA. Le sue tre “c” erano un marchio a fuoco del suo cammino tutto volterrano: chiesa, casa, cucina.

“Con i poveri per i poveri” è sempre stato il motto di don Vincenzo Guttadaura, l’angelo del disagio per la comunità etrusca, che piange la sua morte. Improvvisa. Durissima da digerire dopo quei 29 anni passati dal sacerdote nel convento di San Girolamo e in quella casa di accoglienza che lui aveva creato. Lui che per 29 anni era cappellano del carcere di Volterra e in seguito dell’ospedale. «Ieri mattina prima di uscire mi ha detto di far preparare per il Giovedì santo il pane benedetto», il fiato di Francesca è rotto dal pianto. «Era una persona speciale, Cristo era veramente il suo grande amore». Da anni lei si occupa di amministrazione in quel rifugio che dà calore, quotidiano, alle famiglie dei detenuti, a quelle dei degenti dell’ospedale e a tutti i bisognosi in genere. Il vescovo monsignor Alberto Silvani è profondamente colpito da questo lutto che investe la diocesi: «Per Volterra era il simbolo della Caritas, tutte le persone che avevamo un disagio bussavano alla porta della casa di accoglienza e trovavano spirito di accoglienza», commenta proprio da quel rifugio che registra oltre 4mila presenze l’anno. Questa sera alle 21, proprio in quelle stanze, la comunità organizza una veglia di preghiera per il parroco 74enne e domani alle 10, sempre a San Girolamo, si svolgeranno i funerali officiati dal vescovo in persona. Ci sarà tutta Volterra: in testa il gruppo del Cpae - consiglio parrocchiale affari economici - che da tempo si riuniva nel convento.

Nessuno si spiega quel malore. Don Vincenzo era appena uscito dal barbiere quando si è accasciato: subito interviene l’ambulanza che trasporta il sacerdote all’ospedale di Volterra. Ma non basta: arriva l’elisoccorso, don Vincenzo viene portato all’ospedale di Pisa ma non c’è niente da fare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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