Il dolore
«Così l’ho convinto a rinunciare alla statua»
Spinelli racconta la sua telefonata al sindaco del Forte contro il monumento al figlio del duce
CHIANNI. Da figlio di antifascisti a quello di partigiani. Da una parte Alessandro Spinelli con il ricordo di suo padre Oriano che nel ’44 distrusse con altri il cippo dedicato a Bruno Mussolini, a Cisanello. Dall’altra il sindaco di Forte dei Marmi che domenica voleva inaugurare una statua all’aviatore proprio in onore del figlio del duce.
Quella storia del ventennio caldo parte da Chianni e arriva in Versilia. Una voce fuori dai libri ufficiali che in qualche modo, insieme ad altre pressioni di natura politica, arriva a convincere il primo cittadino Umbero Buratti, in forza Pd, a fare dietrofront e rimettere in magazzino quel monumento commissionato da Benito in persona, all’artista Arturo Dazzi.
«Giovedì scorso ho chiamato il sindaco del Forte esprimendo la mia contrarietà all’iniziativa di rendere omaggio agli aviatori prendendo come simbolo Bruno Mussolini», spiega Spinelli.
La sua non è una voce qualunque: lui è il figlio di uno di quei ventenni antifascisti che nel’44 a Cisanello, in via Di Nudo fecero saltare in aria il cippo eretto dal fascismo in memoria di Bruno Mussolini, che in quell’area nel 1941 si schiantò con il suo aeroplano bombardiere. «Ho spiegato al sindaco Buratti cosa ha spinto a quel gesto quei ragazzi tornati tutti dai rastrellamenti e obbligati dai fascisti ai lavori forzati, come mio padre», continua Spinelli. Ho raccontato quello che mio padre, solo in tarda età, mi ha trasmesso. Quella statua del Forte fu commissionata all’artista di regime Dazi nel ’43 da Mussolini che l’aveva già anche pagata, poi cadde il fascismo e il monumento rimase in casa dello scultore fino a che fu regalata al Comune». Ecco che la notizia di quella statua dal titolo “L’aviatore” da inaugurare al Forte a Villa Bertelli suona come una ferita per Alessandro Spinelli.Che subito sente il bisogno di dire la sua al sindaco Buratti: «Trovo assurdo che se si deve omaggiare gli aviatori si prenda a modello proprio una persona che ricorda dittatura, rastrellamenti e bombardamenti».
Giovedì la telefonata. Lo stesso sindaco del Forte conferma di non conoscere la storia raccontata dal chiannerino. «Ho ascoltato volentieri quello che Spinelli mi ha detto , anche perché non sapevo quel che stava dietro alla statua e in più sono figlio di partigiani. Io, come ho detto, volevo solo rendere omaggio all’opera di Dazi e torno indietro per senso di responsabilità, perché sono preoccupato di quello che potrebbe accadere», spiega. Buratti va nei dettagli: a parte le grosse polemiche da parte delle forze di centrosinistra, dell’Anpi, di tante associazioni, ha anche ricevuto mail e messaggi con toni alterati. Ragioni di ordine pubblico, quindi, e il timore che le presenze contrapposte di sostenitori e detrattori della statua e del regime potessero dar vita a incidenti ha suggerito al sindaco di rimettere la statua in magazzino. «La telefonata di Spinelli non è stata assolutamente minacciosa», chiude.
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