Il dolore
La vicenda esplode agli inizi degli anni ’90
LUCCA. La vicenda esplode all’inizio degli anni Novanta. A presentare la prima denuncia nei confronti di Giovanni Battista Baldini è l’allora presidente della commissione tributaria provinciale che...
LUCCA. La vicenda esplode all’inizio degli anni Novanta. A presentare la prima denuncia nei confronti di Giovanni Battista Baldini è l’allora presidente della commissione tributaria provinciale che invia un telegramma al ministero delle Finanze. La denuncia segna l’avvio delle indagini condotte da due ispettori ministeriali ai quali si aggiunge, nella fase finale, anche un funzionario della Direzione regionale delle Entrate.
Dalle indagini ministeriali - secondo quanto si legge nelle relazioni ispettive, in particolare quella del 13 maggio 1996 (citata dalla Corte dei Conti nella recente sentenza) «si evince che i registri generali dei ricorsi relativi agli anni 1983 e 1986, con altro materiale di ufficio, erano detenuti da Baldini nella propria abitazione nonostante fosse collocato in pensionamento anticipato il 31 dicembre 1994. Questa documentazione - sottolinea la Corte dei Conti - potè essere recuperata ed esaminata solo con sequestro penale, a seguito di perquisizione domiciliare». Inoltre - prosegue la Corte dei conti - al funzionario vennero sequestrate anche le chiavi dell’ufficio «che aveva lasciato chiuso anche dopo il suo allontanamento, così impedendo al personale la consultazione del materiale».
Per tutte queste ragioni, la Corte dei conti reclama dall’ex funzionario pubblico la restituzione di 2.978.650,75 euro, senza alcuno sconto, malgrado per la difesa e anche per la procura della Corte dei conti (ma non per il tribunale) il procedimento avrebbe dovuto essere considerato estinto. Resta da vedere se Baldini pagherà o se i suoi legali (ieri irrintracciabili) decideranno di impugnare la sentenza.
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