Il Tirreno

Pontedera

Condannato a risarcire tre milioni di euro

di Ilaria Bonuccelli
Condannato a risarcire tre milioni di euro

La Corte dei conti rivuole dall’ex segretario della commissione tributaria il denaro perso dall’Erario. La sentenza riguarda il sanminiatese Baldini

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LUCCA. L’accusa è pesante: aver consentito la riammissione in termini di ricorsi inammissibili o improcedibili grazie a false attestazioni o alterazioni di registri. Il conto presentato dalla Corte dei conti della Toscana a Giovanni Battista Baldini, originario di San Miniato, è altrettanto pesante: quasi 3 milioni di euro per danno erariale. Favorendo in modo illegittimo i contribuenti - è il senso della sentenza del 13 marzo - l’ ex segretario della commissione tributaria provinciale (il primo grado della giustizia tributaria) avrebbe impedito all’Erario di incassare quanto gli sarebbe spettato. Perciò oggi, il funzionario sanminiatese, residente a Lucca, deve risarcire lo Stato.

L’accusa. Secondo la Corte dei Conti regionale il segretario della commissione tributaria locale dal 1983 sarebbe responsabile della «irregolare tenuta dei registri generali dei ricorsi nonché dei blocchetti delle ricevute da rilasciare ai contribuenti» al momento della presentazione dei ricorsi. Questo sistema - è la tesi della magistratura contabile - avrebbe consentito di rendere «tempestivi ricorsi» che, altrimenti, non sarebbero stati ammissibili, anche con «conseguente sospensione dell’immediata esecutività degli avvisi di accertamento e delle irrogazioni di pagamento». In parole povere, il sistema messo in piedi da Baldini avrebbe consentito ai contribuenti di non pagare conti salati, anche di centinaia di milioni di lire. I ricorsi ammessi nonostante i termini fossero scaduti riguarderebbero privati e imprese di Lucca, Borgo a Mozzano e anche Viareggio.

I computer imballati. Per favorire il caos dell’ufficio - osserva la Corte dei Conti nella sentenza - il funzionario avrebbe anche evitato di installare i computer inviati dall’amministrazione finanziaria per meglio organizzare il lavoro. Addirittura le macchine sarebbero rimaste imballate. «L’ufficio di segreteria - scrive, infatti, il tribunale della Corte dei Conti- ha omesso di installare e inserire i dati, contenuti nei registri cartacei, nei personal computer lasciati imballati e inutilizzati nonostante le visite del personale preposto all’installazione avvenute il 26 gennaio 1993».

Il clima di intimidazione. Secondo quando si legge nella sentenza, inoltre, il funzionario avrebbe creato nella segreteria della commissione tributaria provinciale anche un clima di intimidazione che avcrebbe portato alcuni dipendenti a firmare ricevute di ricorsi che poi si sarebbero rivelate alterate. A questa conclusione, la Corte dei Conti arriva richiamando le dichiarazioni rese da un’impiegata alla Procura della Repubblica il 16 marzo 1994, quando era ancora in piedi il procedimento penale nei confronti di Baldini, conclusosi senza condanna: «In quella circostanza - scrive la Corte dei conti - la dipendente dichiarò che nell’ufficio c’era un clima di costante intimidazione e che Baldini, più di una volta, le chiese di firmare ricevute di ricezione dei ricorsi senza farle vedere di che cosa si trattasse».

Il tesoretto. A conferma delle alterazioni e del danno erariale imputati a Baldini, la Corte dei Conti cita anche il tesoretto trovato il 19 luglio 1994 a seguito della perquisizione e del sequestro dei beni a carico del funzionario. Nella circostanza - sottolinea il tribunale - sono stati trovati «rilevanti quantità di denaro, anche in dollari. Inoltre, nelle intercettazioni , il funzionatio parla dei ricorsi pendenti dimostrando di svolgere attività di consulenza, non autorizzata e di redazione di ricorsi per conto dei contribuenti». Le indagini bancarie portarono, invece, a una serie di «versamenti rilevanti (da a 150 milioni di lire) in contanti per un totale di quasi 958 milioni di lire. Inoltre Baldini risultava intestatario di numerose vetture (alcune di recente vendute), di azioni e immobili in contrasto con lo stipendio di pubblico dipendente. Oltretutto Baldini non ha fornito alcuna giustificazione di questa disponibilità patrimoniale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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