Il Tirreno

Pontedera

«Strangolati da troppa burocrazia»

di Sabrina Chiellini
«Strangolati da troppa burocrazia»

Chiuso l’allevamento-modello di Camugliano: non può attuare le prescrizioni che l’azienda sanitaria ha fatto alla struttura

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PONSACCO. Fino a pochi mesi fa all’interno della tenuta di Camugliano, una delle più famose della Toscana, c’era un allevamento di mucche e vitelli di razza limousine, per la produzione di carne, considerato un fiore all’occhiello della provincia e della regione per le caratteristiche e la filosofia (puntava tutto sul biologico) con cui era gestito dal personale che lavora nella tenuta per conto del marchese Lorenzo Niccolini. Un allevamento aperto quasi 400 anni fa nella tenuta che la stessa famiglia possiede dal 1634; è andato avanti di pari passo con le attività dell’azienda turistico venatoria che continuano anche oggi insieme a quelle turistico ricettive.

All'interno della tenuta i bovini avevano acquisito con il passare dei secoli peculiarità altrettanto uniche tanto da essere considerati variazione autoctona con il nome di vitelli di Camugliano.
Un gioiello. Insomma gourmet e natura sono rimasti orfani di un “gioiello” nostrale nel settore del biologico che è andato perduto nel silenzio generale. Una serie di difficoltà, a cominciare dai sempre più numerosi adempimenti burocratici, hanno convinto il marchese Niccolini a chiudere l’allevamento.

La spinta verso questa decisione, in parte dovuta anche a una questione più strettamente di mercato anche se l’azienda non aveva certo i conti in rosso, è stata una richiesta avanzata dal servizio di veterinaria dell’Asl5 di Pisa per il benessere degli animali. Nelle aree di pascolo, peraltro soggette a vincolo paesaggistico, avrebbero dovuto essere realizzate alcune tettoie per dare la possibilità agli animali di proteggersi dal caldo.

Le prescrizioni Asl. Una richiesta che fin dall’inizio era chiaro si sarebbe scontrata con una serie di tutele che dovrebbero servire a conservare la bellezza dei luoghi intorno alle storiche residenze di Camugliano. La prescrizione dell’Asl, che a sua volta ha tenuto conto delle indicazioni delle norme sul benessere degli animali, è stata seguita da più controlli e infine da un’intimazione a realizzare i lavori. Niccolini, pur conoscendo in anticipo la risposta , ha chiesto al Comune di Ponsacco le autorizzazioni a costruire le tettoie che sarebbero state uno scempio in questo contesto.

Le richieste ai Comuni. Permesso negato e l’amarezza di chi in tutti questi anni aveva cercato di mandare avanti l’allevamento nel modo più naturale possibile.

«Il nostro era un prodotto unico – spiega il marchese Niccolini – avevamo vitelli selezionati, conoscevamo gli ascendenti degli animali da almeno quattro generazioni». Tra l’altro ai Comuni di Ponsacco e Capannoli (sui cui territori si estende la proprietà dei Niccolini di Camugliano) era stata presentata anche una domanda di recinzione a scopo di pascolo i alcuni terreni della tenuta «autorizzata con metodologie (vietato l’uso della rete o del filo spinato) che la rendevano inutile».

Dopo tante incertezze la drastica decisione.«Non è stato facile arrivare a chiudere _ spiega – ma la situazione era diventata troppo complessa. Per prima cosa c’è un problema di mercato. Anche se vengono raccontate una serie di storie sul biologico, sul valore di prodotti genuini, alla fine poi il consumatore guarda al costo piuttosto che alla qualità. Noi avevamo prezzi abbastanza competitivi ma non potevamo aspettarci una grande crescita dal nostro allevamento. Il secondo aspetto che mi ha convinto a chiudere è stata la burocrazia che sempre più spesso non ho difficoltà a definire la madre della corruzione. Dovevamo tenere 7-8 registri, subire controlli da una serie di enti a volte in contrasto tra loro. Il personale doveva dedicarsi sempre di più alle pratiche d’ufficio che non a quelle più strettamente legate alla vita dell’allevamento».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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