Il Tirreno

Pontedera

Case più sicure, ma la frana resta

di Giacomo Pelfer
Case più sicure, ma la frana resta

San Miniato, terminati i lavori per la messa in sicurezza dell’abitato di via Poggio a Isola

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SAN MINIATO. «Pericolosità da frana molto elevata». È questa la dicitura, in gergo “PF4”, che il Comune di San Miniato ha chiesto di applicare per l’area di Poggio a Isola, a sud di Ponte a Elsa, divenuta celebre per la spaventosa frana che da tre anni tiene in apprensione le famiglie di un complesso residenziale. Una richiesta accolta dall'Autorità di bacino dell’Arno, che ha così riconosciuto, nero su bianco, ciò che i fatti e l'evidenza avevano già ampiamente dimostrato.

È servito un fronte franoso di 150 metri, con una collina che lentamente non ha mai smesso di scivolare, per accertare che il pericolo era «molto elevato». Lo è oggi come lo era ieri, se è vero che i tempi geologici hanno poco a che fare con quelli degli uomini, per non dire di quelli della politica. Si riaccendono così gli interrogativi su una vicenda controversa che tiene banco da quasi tre anni.

La storia. Era la sera del 21 marzo 2009 quando un enorme massa di terreno si staccò dalla collina scivolando a ridosso degli appartamenti. Dieci le famiglie evacuate: 23 persone in tutto, tra cui molti bambini, trasferiti in albergo o da parenti per un’intera settimana. A cadere sulle abitazioni era il terreno addossato all’ex cava di argilla alle spalle del complesso. Un’area per la quale, anni fa, era stato previsto un piano di riqualificazione, consentendo l’edificabilità a favore della Gazzarrini Immobiliare: metà dell'area ad uso residenziale e l’altra (mai edificata) a destinazione turistico-ricettiva. L’investimento comportò quindi il consolidamento del versante con staccionate e piantumazioni rivelatisi poi insufficienti. All’indomani della frana, inoltre, l’area risultò perfino non adeguatamente urbanizzata, con i residenti che si videro recapitare da Acque Spa un preventivo da 100mila euro per la sistemazione della rete idrica.

La revoca dell’ordinanza. Da allora è iniziato un braccio di ferro tra il Comune la proprietà, che non ha mai fatto mistero delle difficoltà economiche seguite alla frana, con l’impossibilità di rispettare gli obblighi per la messa in sicurezza. Da qui l’intervento a spese dell’amministrazione, anche su invito del prefetto, iniziato lo scorso settembre per un importo di 159mila euro. Realizzato un muro di contenimento in cemento armato. La conclusione dei lavori ha permesso la revoca dell’ordinanza che da tre anni impediva alle famiglie di usare i garage. «Un’opera indispensabile – ha detto il sindaco Vittorio Gabbanini incontrando le famiglie – . Abbiamo risolto un problema che altrimenti sarebbe andato avanti nel tempo».

Il futuro. La messa in sicurezza complessiva, tuttavia, richiederebbe ulteriori lavori per circa un milione di euro. «Proprio per questo – ha spiegato il sindaco – abbiamo chiesto e ottenuto dall’Autorità di bacino di inserire l’area in categoria 4, condizione necessaria per ottenere finanziamenti della Regione. Ad oggi però continua l’opera di monitoraggio perché il versante è ancora interessato da movimenti franosi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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