Il Tirreno

Pontedera

«Ma che degrado, noi il parco lo curiamo»

«Ma che degrado, noi il parco lo curiamo»

Salici, dopo le denunce di incuria replicano i ragazzi che gestiscono lo spazio: ci mettiamo l’anima...

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PONTEDERA. Ore 12: una passeggiata nel Parco dei Salici. Con una famigliola che si gusta un pic-nic ai tavoloni, una mamma che porta a passeggio il suo piccolo, tre o quattro adolescenti che hanno preferito due chiacchiere all’aria aperta alla scuola e gli operai del Comune che sigillano con lastre di compensato una delle due casette.

«Ma le situazioni di abbandono descritte da Alessandro Spinelli sono esagerate». Il gruppo di ragazzi, una decina, che da aprile a ottobre, ogni anno si prende cura e gestisce l’altra casina di legno scuro del Parco non ci sta a sentire « queste denunce da pugno nello stomaco». Loro ci passano quasi tutti i pomeriggi e quel posto immerso nel verde, polmone del quartiere Oltrera, se lo sentono un po’ casa propria.

«Grazie alla collaborazione con la Bellaria Cappuccini – dice Francesco che si fa portavoce dei suoi coetanei – dall’estate 2002 prestiamo il nostro impegno gratuito affinché i cittadini possano usufruire dei servizi igienici e del bar situato all’interno delle strutture in legno».

Loro ci mettono l’anima e il cuore e tentano di allontanare l’immagine di un luogo immerso nel degrado, rifugio dei senza tetto. «Di un Bronx pontederese – dicono – lasciato a se stesso».

E vogliono mettere i puntini sulle “i”, sottolineare i rituali positivi. Raccontare di quei soldi ricavati dalla vendita dei gelati e reinvestiti per acquistare biliardini, ping pong e giochi da tavola.

«In primis, gli abitudinari frequentatori del parco sono persone per bene. Anziani, bambini, giovani, tutti conosciuti e dai quali siamo ben voluti. Di fatto, la zona, in alcuni occasioni, è stata ritrovo di drogati e balordi ma più per la sua scarsa illuminazione che per la mancata attenzione da parte nostra».

E continuano con piglio: «E’troppo facile parlare di incuria i primi di marzo quando l’erba non è ancora stata tagliata e il Parco si presenta con le tipiche caratteristiche dell’inverno. Il campo, descritto come una palude, a maggio è pieno di giovani. Noi stessi organizziamo tornei, ci facciamo cassa di risonanza con i nostri coetanei». Lo stesso Piero Becattini, presidente della Bellaria non ha dubbi e si schiera a favore dei ragazzi. «Sono bravi e mettono tutto il loro tempo libero a disposizione. Non vanno confusi con altri teppistelli. Quando l’ex sindaco Paolo Marconcini ci propose di occuparci del Parco accettammo. E da allora questi ragazzi fanno un servizio alla comunità. E’scorretto accusarli e dire che il posto è pericoloso quando, per entrare nel concreto, abbiamo già diverse prenotazioni per compleanni da festeggiare all’aria aperta».(p.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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