Il Tirreno

Pontedera

«Poi verremo a mangiare a casa vostra»

di Andreas Quirici
«Poi verremo a mangiare a casa vostra»

Scintille in sala tra dipendenti dell’azienda e giunta: vogliamo solo poter lavorare in tranquillità

3 MINUTI DI LETTURA





VOLTERRA. «Vogliamo solo poter lavorare tranquilli, invece tra il Comitato che ha messo i bastoni fra le ruote a Solvay e il Comune di Volterra che non vuole firmare il protocollo-ponte la situazione per noi si è notevolmente complicata».

Davide Falchi è uno degli 80 operai della multinazionale belga che l'altra sera si sono presentati al consiglio comunale e che ha parlato all'assemblea a nome di tutti i lavoratori Solvay.

Alcuni sono giunti tutti insieme in pullman da Rosignano. Altri, i dipendenti dello stabilimento di Ponteginori, dov'è cominciata la cassa integrazione per 23 persone, sono arrivati alla spicciolata dai vari paesi della Valdicecina. Al microfono, Falchi, cerca di raccontare il dramma che vive un operaio in “cassa”. «Inutile dire che per una persona è umiliante - sottolinea –per una ventina di giorni riusciamo a superare i disagi economici, la nostra vera preoccupazione è per il futuro. Credo che il dovere della politica sia quello di trovare accordi per tutelare chi come noi ha bambini, mutui da pagare. Non è che, perché uno si sveglia la mattina e fa ricorso, noi andiamo a casa. Non dovrebbe funzionare così»

Tutti sono stati accolti da 16 fra poliziotti, carabinieri e vigili urbani, allertati per la delicatezza dell'argomento discusso.

Niente problemi di ordine pubblico, salvo qualche frase urlata dal pubblico all'indirizzo del sindaco Buselli e dei suoi assessori. Quando infatti, il vicesindaco Riccardo Fedeli ha inserito "il blocco delle concessioni minerarie di Boschini", tra le «cose fatte per Volterra a livello ambientale», perché «questo territorio non è più in vendita», si è sentito forte e chiaro un «poi vengo a mangiare a casa tua» che la dice lunga sullo stato d'animo dei dipendenti Solvay.

Del resto, dal 1982 a oggi «siamo alla seconda cassa integrazione e la prima fu per una ristrutturazione», come sottolineato da Massimo Costa, uno di quelli che è già in cassa integrazione.

Un parco industriale da oltre 2000 lavoratori, molti collegati per via diretta o indiretta a Solvay, l'area di Rosignano ha un bisogno estremo della presenza della multinazionale belga.

«Ormai non ci sono più aziende che offrono questi livelli occupazionali in tutta la provincia di Livorno - spiega Antonio Ingallinese, Rsu in quota Cisl - E' logico che ci sia preoccupazione, specie per i lavoratori di Ponteginori che sono in cassa integrazione».

I dipendenti Solvay, dal consiglio comunale volterrano, volevano risposte alla soluzione creatasi. Andandosene intorno all'una di notte, mentre parlava il consigliere di minoranza (ma in continuo appoggio alla maggioranza) Antonella Bassini in molti hanno urlato la loro rabbia.

«Se lavorassimo come voi ci avrebbero già licenziati da un pezzo». E ancora, in maniera molto più chiara: «A discorsi siete tutti vicini ai nostri problemi, ma in tutta la sera non abbiamo sentito nessuna apertura per risolvere la nostra situazione o per firmare il protocollo-ponte».

Qualche strattone da parte delle forze dell'ordine presenti in sala consiliare e tutto si è risolto senza alcun problema.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa