Il Tirreno

Pontedera

Consiglio blindato ma niente firma

di Francesca Suggi
Consiglio blindato ma niente firma

Solvay, l’amministrazione del Colle non cambia la rotta «Protocollo “fuffa” con impegni che non danno garanzie»

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VOLTERRA. «Non firmeremo quel protocollo fuffa, sono falsi impegni che non danno garanzie al territorio», tuona il sindaco. «Non saremo complici di una certa politica che ha consegnato il territorio a chi l’ha sfruttato per profitti e interessi personali», rincara l’assessore Lonzi. «Andiamo avanti nella nostra battaglia», esplode il vicesindaco. In scia il collega Moschi: «Quel documento, una condanna storica che ci porterebbe al default».

Una miccia dopo l’altra: la maggioranza di Volterra accende gli animi delle circa 200 persone presenti al consiglio comunale più blindato della storia recente del Colle, quello convocato con urgenza per trattare la delicata questione Solvay, sblocco delle concessioni minerarie e futuro dell’attività sul territorio.

Un’ottantina di lavoratori della multinazionale arrivano dagli stabilimenti di Rosignano e Ponteginori e piantano in consiglio lo striscione “Il lavoro è un bene comune”, sperando in un ripensamento del sindaco di Volterra. Ci sono gli attivisti del Comitato di Saline, paladini della tutela ambientale. Con uno schieramento di forze dell’ordine, tra polizia, carabinieri e vigili urbani da guinness.

L’atmosfera è tesa: da una parte ci sono i 23 lavoratori dello stabilimento di Ponteginori già in cassa integrazione, dopo il blocco da parte del Comune di Volterra del cantiere dei Boschini, a Saline. Dall’altra c’è il sindaco Marco Buselli, il solo di tutte le istituzioni della Alta e Bassa Valdicecina a non aver approvato il protocollo-ponte con Regione e azienda che porterà all’accordo definitivo di programma, in cui si stabiliranno le nuove regole dello sfruttamento minerario del territorio. E quindi tutele della risorsa idrica, sostenibilità, compensazioni economiche e lavoro. Nel mezzo ci sta quella piattaforma alternativa “Dalla a alla z”, forte di ben 23 punti su cui, secondo il Comune che l’ha approvata, si dovrebbe impostare il rinnovo delle concessioni. «Prima di Natale alla conferenza dei servizi abbiamo dato prescrizioni che non son state considerate». Buselli parla di 2 bozze differenti di protocollo, tempi della Regione frettolosi e passaggi non motivati. «Il primo garantiva aperture, l’ultimo era blindatissimo. Le concessioni di Cecina e Poppiano sono bloccate da una sentenza del Tar e da una del Consiglio di Stato, bisognerebbe stimolare chi non rispetta le prescrizioni a farlo». Il sindaco non accetta che, per questa posizione, Volterra sia esclusa dai tavoli dell’ accordo di programma di revisione Eti-Solvay: «La Regione dice che se non firmiamo siamo fuori, con quale criterio? Da noi ricadono quelle concessioni, dobbiamo stare in quel tavolo». Intanto i consiglieri di minaranza Danilo Cucini e Fabio Bernardini ripercorrono ombre, passaggi disattesi, problematiche (subsidenze, risorsa idrica) del decennale sfruttamento del territorio firmato Solvay. La parola il consigliere di Città Aperta David Bettini: «Si cerca sempre di dividere la popolazione sulle tematiche più importanti – dice – Buselli sostiene di aver avuto 1 giorno per decidere: noi ci diciamo se un intero territorio decide di firmare, a parte lui, un motivo ci sarà. Questa è un’occasione che non dovremo buttare». A questo punto parte del Comitato esce, a mo’ di protesta. Il gesto non piace ai lavoratori Solvay che sentono scivolarsi il lavoro di una vita dalle mani. La polizia placa gli animi. Malumori e fischi anche durante l’intervento del vicesindaco Riccardo Fedeli che non manca di utlizzare un linguaggio tutt’altro che istituzionale nei confronti del collega Cucini.

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