Il Tirreno

Pontedera

Niente stipendi nella coop di don Armando Zappolini

di Manolo Morandini
Niente stipendi nella coop di don Armando Zappolini

Un dipendente: «C’è incertezza, novembre l’ho riscosso solo un mese fa» Il sacerdote: «Gli enti pubblici non ci pagano, siamo l’elemento più debole»

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PONTEDERA. Lavorano da mesi, ma senza stipendio. Una ventina di persone, impegnate nella prevenzione dei disagi, in comunità di recupero e nell’assistenza a bordo degli scuolabus. Tutti sotto il cappello della cooperativa Il Delfino, di cui è presidente don Armando Zappolini. Un problema tenuto sottotraccia, fino a quando c’è chi ha scelto di dar voce alle proprie difficoltà. «Novembre lo abbiamo riscosso lo scorso mese – racconta una dipendente –. Tra poco sarà Pasqua e della tredicesima non c’è neppure l’ombra. Che almeno ci siano date delle certezze».

Anima della galassia delle cooperative Il Delfino e Il Cammino è don Armando Zappolini, che della prima riveste anche il ruolo di presidente. E non si nasconde il sacerdote-amministratore: «Registriamo ritardi di mesi nei pagamenti a fronte dei servizi che eroghiamo e questo, in certi casi, non rende sufficienti neppure le coperture bancarie per far fronte al pagamento degli stipendi». «È una situazione che è trasversale a chi lavora con gli enti pubblici», sottolinea.

Dato il problema non sfugge il paradosso al sacerdote che nei panni di amministratore si trova a non pagare i “propri” soci lavoratori e dipendenti. «La cooperativa sociale è l’elemento più debole del meccanismo. Non si tratta di un imprenditore che prende i soldi dalla cassa per fare dell’altro rispetto al pagare i propri dipendenti. La nostra è un’azienda a partecipazione democratica e anche le difficoltà sono condivise».

Don Armando non rinuncia alla speranza: «Delle volte in un solo giorno con il pagamento di un ente si sblocca il problema che per mesi ci ha tenuto inchiodati». Un meccanismo che rischia di strozzare non solo la coop di don Armando, ma tutte le imprese che lavorano con la pubblica amministrazione. «Per contratto dovremmo essere liquidati a sessanta giorni – spiega il vicepresidente del Delfino Matteo Lami –.Invece, se la regola negli scorsi anni erano i pagamenti con un mese di ritardo adesso siamo intorno agli otto e in alcuni casi anche a più anni».

Enti locali, ma non solo. «Abbiamo rapporti con ministeri e la Regione ma non fanno eccezione – afferma Lami –. Il bilancio della coop è sano. Ma siamo una piccola realtà e più di altri fatichiamo a reggere il ritardo nei pagamenti». E l’incertezza si scarica su soci e dipendenti. «Riusciamo a far fronte solo a una parte degli stipendi – conclude -. I soci e i dipendenti lo sanno e la scelta condivisa è quella di onorare il pagamento dei contributi alle scadenze e di lasciare indietro gli stipendi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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