Italia
Imu, aliquota pesante per i proprietari di case lasciate vuote
L’incremento dell’imposta rispetto all’Ici è di circa il 75% Si applicherà l’aliquota massima: prima era del 9 per mille
CASCINA. Tra rivoluzioni catastali e nuove aliquote, ecco l’Imu. Manca poco ormai a giugno, mese in cui chiunque sia proprietario di un appartamento dovrà versare l'acconto della nuova imposta comunale sugli immobili, abolita nel 2008 per le prime case ma reintrodotta dal decreto Salva Italia. E i Comuni, compreso quello di Cascina sono già in fermento, elaborando ogni ipotesi, sviluppando specchietti e studiando i moltiplicatori. Ribattezzata Imu, sull'abitazione principale sarà allo 0,4 per cento. Ma ci sarà anche un rincaro sulle seconde case e su tutti gli altri immobili “non prima casa”: dai negozi agli alberghi, dagli studi professionali ai depositi, ai capannoni per attività produttive. L’incremento dell’imposta è dell’ordine del 75% e gli aumenti sono presto fatti. Basta fare due calcoli. Un negoziante che fino ad oggi pagava per il suo fondo all’incirca mille euro vedrà lievitare il pagamento di 750 euro. A far schizzare in alto le cifre non è tanto l’aumento dell’aliquota: il governo l’ha fissata al 7,6 per mille (ma i Comuni possono aumentarla o diminuirla del 3 per mille). La vera differenza deriva dall’aumento della base imponibile, dovuto alla rivalutazione del valore catastale su cui è applicata l’aliquota. Per effetto del decreto i coefficienti moltiplicatori delle rendite catastali (che danno il valore catastale) sono passati da 34 a 55 per i negozi e le botteghe, da 50 a 80 per gli uffici e gli studi privati, da 50 a 60 per i capannoni industriali e gli alberghi da 100 a 140 per i laboratori artigianali e i ristoranti e da 100 a 160 per gli appartamenti. Inutile negare che questo salasso potrebbe influire in maniera negativa, sul settore del commercio e dell’impresa alberghiera. Ma anche per i Comuni sarà una mezza fregatura. Perché le entrate della nuova Imu non andranno a rimpinguare le casse municipali cascinesi. I proventi, almeno quelli in più, andranno allo Stato. «Si tratta di un’operazione a saldo zero per la nostra amministrazione», conferma l’assessore al bilancio Paola Baglini. L’Imu sulle seconde case, sui negozi, i capannoni e così via va insomma per il 50% allo Stato, per la restante metà ai Comuni. E non serve aumentare gli introiti perché quell'incremento andrà comunque allo Stato. «Noi abbiamo deciso di innalzare – aggiunge Baglini – l’aliquota sulle case sfitte che passerà dallo 0,76 all’1,04 ed è una scelta ponderata. In questo modo tentiamo di avvantaggiare gli affitti e di smuovere il mercato. Ma è una linea che segue una tendenza consolidata perché già anche il vecchio Ici si aggirava oltre il 9%». Per il resto, il rischio vero è che Cascina possa incassare dall’Imu meno dell’anno precedente. E i nodi da sciogliere non finiscono qui. Le norme per esempio sostengono che gli enti pubblici devono pagare l’Imu anche sugli immobili «non istituzionali», ma nessuno ancora sa cosa significhi e dove si andrà a parare. Tanto per capirci: Il Comune di Cascina dovrebbe pagare per le case popolari o è esente?
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