Il Tirreno

Pontedera

Accusato di violenze evade dagli arresti e va dalla convivente

In passato è finito più volte in manette per averla picchiata Aveva l’obbligo di restare a Como. Ora è in carcere

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BUTI. Era ricercato dall’inizio del mese per essere evaso dagli arresti domiciliari che gli erano stati concessi a casa del fratello a Como. Ma lui, un tunisino di 42 anni, finito in carcere per aver picchiato più volte la convivente, un’ucraina con la quale viveva a Buti insieme ai due figli, evidentemente non riesce a stare lontano dalla casa della sua famiglia. Domenica sera i carabinieri di Buti lo hanno arrestato proprio nel piccolo paese. L’uomo aveva chiesto ospitalità alla donna che, probabilmente anche per paura, lo ha accolto. Fino all’ arrivo dei militari. Al tunisino è stato notificato un ordine di custodia cautelare in carcere emesso dopo che l’immigrato era evaso dai domiciliari.

Alcuni mesi fa l’uomo ha picchiato la convivente, 26 anni, costretta a rivolgersi al pronto soccorso dove le furono diagnosticate numerose lesioni (ha perso anche parte della vista da un occhio). Un mese e mezzo di carcere e poi l’uomo era tornato all’attacco dopo aver minacciato di morte la donna in una lettera che aveva scritto dal carcere. Non solo, pur essendo ai domiciliari nella città del nord Italia, dove abita il fratello, il tunisino - all’inizio dello scorso dicembre - ha cercato di intimorire di nuovo la donna intimandole per telefono di portare i figli di 4 e 6 anni alla stazione di Pontedera.

Terrorizzata, la giovane mamma, che lavora come operaia in una fabbrica della provincia, aveva chiesto aiuto e l’avvocato della giovane non aveva esitato a denunciare la situazione. Il tunisino è clandestino: avrebbe potuto essere espulso dal nostro paese, fece notare l’avvocato. Ma dopo l’arresto per le violenze commesse sulla convivente, ha ottenuto i domiciliari a Como. E pensare che nelle drammatiche denunce la vittima dell’uomo manesco ha raccontato situazioni agghiaccianti: botte, insulti, maltrattamenti e nottate intere passate ad occhi spalancati. Lui, stando alle accuse della giovane, non voleva che dormisse e la costringeva a guardare sul comodino due bottigliette di acido muriatico. Quelle con cui l'avrebbe sfregiata se non avesse ubbidito. Potrebbe esserci il rischio che l’uomo, arrestato già due o tre volte per i maltrattamenti in famiglia, possa attuare le gravi minacce nei confronti della donna.

Il fatto che sia stato bloccato nella casa di Buti fa temere che non abbia rinunciato ai suoi “propositi”. Ora è in carcere a Pisa.

Sabrina Chiellini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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