Proteste
«Un danno all’intero fronte sindacale»
Per sbloccare le divisioni sulle nomine nelle Commissioni provinciali sulla “cassa” intervengono le segreterie regionali
PONTEDERA. Faccia, metodo e sostanza. Sulla querelle che tiene in stallo da mesi le Commissioni provinciali per la cassa integrazione guadagni i Cobas strigliano i colleghi a difesa della categoria sindacale. La triplice, Cgil, Cisl e Uil, è divisa. Non su questioni di principio o di politica sindacale, ma sulle poltrone. Ce ne sono tre disponibili e non riescono a trovare l'accordo su chi debba restare in piedi per i prossimi 4 anni, tanto dura la carica. Così divisa che la trattativa passa alle segreterie regionali.
«Una gestione così acida del diritto alla poltrona porge il fianco alle associazioni di categoria, che già stanno lamentando carenze e disfunzioni e assumono una posizione di difesa delle loro aziende e degli stessi operai – affermano i Cobas Lavoro Privato –. In una fase critica come quella attuale, in cui è molto facile perdere credibilità, questi sindacati “maggiormente rappresentativi” stanno facendo un danno all’intero fronte sindacale, compresi i sindacati di base, che non hanno niente da spartire con la questione delle poltrone nelle commissioni per la cassa integrazione».
Non fanno sconti i Cobas a quella triplice che ha ingessato le Commissioni provinciali della cassa integrazione guadagni da quattro mesi, perché non trova l’accordo sulla nomina dei propri rappresentanti. Un atto necessario per procedere al rinnovo dell’istituto da cui transitano tutte le pratiche per poter passare all’incasso dall’Inps. Per sbloccare l’empasse anche le Direzioni regionale e provinciale del lavoro si sono offerte come organo super partes.
«Per ciò che riguarda la Commissione industria pare che ci siano "incomprensioni" tra le sigle sindacali, ma quale sia il problema non è dato sapere – sostiene il sindacato di base –. Nel frattempo, cifre importanti per la cassa integrazione dei lavoratori non vengono devolute, perché la Commissione è bloccata a causa di queste “incomprensioni” e non delibera. Se ciò è dovuto a un problema di “visibilità”, riteniamo tutto questo ridicolo, visto che stiamo parlando dei tre sindacati maggiormente rappresentativi, quindi già ben “visibili”».
La scadenza delle due commissioni, industria ed edilizia, è arrivata a settembre e da allora tutto si è incagliato. Fino ad accumulare un conto che supera un milione di euro per le ore di cassa integrazione ordinaria.
La prassi vuole che nei casi in cui l’azienda abbia i soldi si faccia carico di anticipare il trattamento. È in questo caso con lo stallo della Commissione a “pagare” è l'imprenditore, impossibilitato a rientrare dei soldi. Un rientro che in genere viene fatto compensando il credito verso l’Inps scalandolo dalle somme dovute per i contributi previdenziali. Ma se i soldi per pagare le indennità ai dipendenti non ci sono a soffrire, nelle more della Commissione, sono proprio quest’ultimi. E allora la misura della gravità dello stallo cresce in modo insopportabile.
Ci sono una Commissione provinciale della Cassa integrazione guadagni per l’industria, con una poltrona, e una per l'edilizia che assicura due posti ai rappresentanti del sindacato. In ciascuna siedono anche un rappresentante delle organizzazioni datoriali, il direttore della Direzione provinciale del Lavoro e con un ruolo consultivo anche un esponente dell’Inps. E da quei tavoli devono passare le procedure della “cassa” per essere approvate e messe all'incasso per le aziende e i loro dipendenti. In particolare, quella per i lavoratori dell'edilizia che verifica le giornate di “cassa” richieste dalle aziende. E poiché l’integrazione è erogabile solo per i giorni di pioggia si tratta tra l’altro di verificare se in quelle giornate è piovuto oppure no.
Lo stallo sta provocando mal di pancia diffusi. Squarciato il velo della cappa con cui si è cercato per mesi di tenere la sordina sullo scontro anche nelle fila di Cgil, Cisl e Uil l’imbarazzo è palpabile, specie tra chi fa il sindacalista stretto contatto con i lavoratori e si confronta con le imprese. Per non dire degli imprenditori che, col velo dell’anonimato, minacciano di non anticipare più la cassa integrazione ai loro dipendenti.
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