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Storie di Piaggio, amarcord in fabbrica

Storie di Piaggio, amarcord in fabbrica

Oggi la presentazione del libro dell’ex sindacalista Franco Marchetti, alla Camera del lavoro di Pisa

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PONTEDERA. Non dà lezioni, ma quelle di cui ha fatto tesoro le ha raccolte in un libro. S’intitola “Storie di Piaggio, di amore e libertà” l’opera di Franco Marchetti per i tipi Felici editore, una vita in Piaggio e nella Cgil, tra i protagonisti dell’epica battaglia contro la progettata fuga dell’azienda da Pontedera a Nusco nella prima metà degli anni Novanta.

«Ogni tanto il sindacato deve assumersi la responsabilità di portare qualcosa a casa che migliorari la condizione dei lavoratori. È quello che la Fiom negli ultimi anni non riesce più a fare. Vanno bene le lotte di principio, ma gli operai stanno attenti anche alla loro condizione. E qualche sì in una situazione come quella attuale va pure detto». Allarga lo sguardo Marchetti, ma è inevitabile un riferimento alla Piaggio dove la Fiom la scorsa estate ha subito il sorpasso d’iscritti dalla Fim-Cisl e spesso i rappresentanti si presentano divisi. E aggiunge: «In uno sciopero se non ti segue la maggioranza dei lavoratori non è colpa di chi non partecipa, e al di là delle motivazioni, un sindacato deve chiedersi il perché». Ma nel parallelo con il mondo operaio di oggi sottolinea: «Noi facevamo scioperi per la pace nel mondo, per Mandela, ora c’ è più individualismo».

Il volume viene presentato questo pomeriggio alle 17 alla Camera del lavoro, in viale Bonaini, a Pisa. Ci saranno, oltre all’autore, Gianfranco Francese, segretario generale della Cgil, Simone Millozzi, sindaco di Pontedera, e il professor Mauro Stampacchia. Ventotto storie in cui Marchetti rende omaggio agli operai e ai compagni di lavoro che ha incontrato nella sua vita.

«Quello che c’è oggi è anche frutto del prima e non volevo che andasse dispersa la memoria storica di quel periodo». Piaggista dal 1972, delegato di fabbrica dal 1977, Marchetti è stato dal 1991 al 1996 nelComitato direttivo nazionale della Cgil e, successivamente, ha ricoperto altri incarichi sindacali. «Lavorare in fabbrica - scrive - è sudore, fatica e speranza, che pesano, ma che ogni giorno danno nuova linfa. Il sudore non viene solo dallo sforzo fisico; soprattutto quando la testa non è serena, quando la preoccupazione per il domani, la rabbia per un diritto negato o la sofferenza per un amore perduto accompagnano i pensieri nei gesti quotidiani per produrre un'Ape o una Vespa».(m.m.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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