Il Tirreno

Pontedera

PontLab come Csi Scoperto qui il nero usato da Leonardo

di Paola Silvi

I ricercatori pontederesi hanno lavorato a frammenti del muro che celerebbe la “Battaglia di Anghiari”

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PONTEDERA. Spunta il “nero” di Leonardo da Vinci sotto il Vasari di Palazzo Vecchio. Il capolavoro perduto di Leonardo, “La Battaglia di Anghiari” sarebbe nascosta proprio dietro la parete Est del salone dei Cinquecento.In quel punto c'è un vuoto che cela un muro preesistente e sul quale si vedono macchie di colore nero, rosso e beige attribuibili al dipinto scomparso. Sono questi gli elementi principali emersi nei lavori di ricerca e presentati ieri a Firenze dall’ingegner Maurizio Seracini, docente dell’Università della California.

E uno dei più emozionanti gialli della storia dell’arte potrebbe essere stato risolto grazie al prezioso aiuto di PontLab, il laboratorio pontederese che ha condotto le analisi sui frammenti di muro di Palazzo Vecchio. Con avanzati strumenti, gli esperti tecnici guidati da Alexej Gamanets hanno ricercato e stanno tuttora cercando tracce significative di cera e pigmenti di colore che rappresenterebbero la testimonianza dell'esistenza dell'opera leonardesca. «Lo staff del professor Seracini – spiega il direttore Gamanets – ci faceva recapitare i campioni di origine muraria e noi approfondivamo le indagini per far luce su qualcosa che desse la prova che oltre l’affresco del Vasari, si trovasse il dipinto del grande Leonardo».

Il dipinto misterioso per la cui ricerca gli americani del National Geographic hanno deciso di investire 250mila dollari. Le indagini sono iniziate nell’autunno del 2011 «e PontLab è diventato – continua Gamanets – non solo partner del progetto ma anche sponsor grazie all’interessamento di Seracini che ci ha conosciuto attraverso altri collaboratori». Un passaparola che da Firenze ha portato alla città della Vespa tracce da scandagliare. Alla scoperta della verità. Un campione di colore nero con una composizione chimica «simile» a un pigmento trovato sulle vele marroni della “Gioconda” e del “San Giovanni Battista”, frammenti di lacca rossa, uno strato beige e un «vuoto» dietro la parete affrescata dal Vasari che suggerirebbe la volontà dell’architetto di preservare in qualche modo il lavoro di Leonardo. Questi alcuni passaggi resi noti ieri alla conferenza stampa fiorentina. Sui risultati gli analisti di PontLab hanno la bocca cucita dal segreto professionale, «le tecniche utilizzate sono la microscopia elettronica a scansione con microanalisi e la spettrometria infrarossa con chemical imaging».  Che tradotto dalla dottoressa Irene Della Maggiore, 34 anni, santacrocese, dal 2009 a PontLab significa «utilizzare tecniche morfologiche e gas-cromatiche. Con il Sem si osservano i campioni per eseguire una microanalisi, cioè una determinazione della percentuale degli elementi chimici contenuti, per individuare eventuali tracce di cera e pigmenti e col chemical imaging, invece, si cerca di individuare specie chimiche presenti per associarle a sostanze e leganti riconducibili all'epoca di Leonardo». Una ricostruzione dettagliata in stile fiction americane e cloni europei che da Csi a Criminal Minds stanno conquistando i telespettatori. Test, computer, macchinari all’avanguardia e un’atmosfera che se non assomiglia alla scena di un delitto, ci si avvicina. «Arriva un indizio – spiega la dottoressa in chimica industriale – e noi, in laboratorio dobbiamo scoprire, più presto possibile, la causa scatenante. È una professione che spazia dall’investigazione alla passione, con costante necessità di studio».

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