Sicurezza
Lavoro, uno su dieci senza il posto fisso. Ma non è una scelta
I disoccupati sono oltre 46mila, due terzi sono donne I precari, più o meno lo stesso numero: quarantaduemila
PONTEDERA. Quarantaseimila. Sono le persone disoccupate e inoccupate della provincia di Pisa. In tempi di polemiche e riflessioni sul posto fisso, di fatto è il lavoro che manca. Lo ricordano i dati degli uffici del lavoro sparsi sul territorio. Che fotografano un mercato dove la mancanza di uno stipendio raggiunge appunto l’11%. Dove una persona su 10 resta a casa, e non per scelta.
La situazione femminile. E non solo l’occupazione continua a calare ma il “privilegio” di avere il posto non appartiene alle donne. 24.830 sono quelle rimaste al palo, magari dopo anni di carriera, magari dopo alti e bassi, dopo mesi legati alla flessibilità, incatenati da contratti a progetto, senza speranza ovviamente di assunzione. Sfiorano invece 2.900 le donne inoccupate. «A sentirsi danneggiate da questa contingenza sfavorevole – spiega l'assessore provinciale al lavoro Anna Romei – sono soprattutto le donne che sono maggiormente propense a gettar la spugna. E si rassegnano ad aspettare occasioni migliori. Ma spesso, nelle statistiche che stringiamo fra le mani, la disoccupazione femminile è messa in ombra da quella giovanile. E invece bisognerebbe cominciare a personalizzare le situazioni. Le questioni lavorative non possono più essere neutre. Sarebbe necessario intervenire caso per caso, esigenza per esigenza».
Il popolo degli inattivi. Gli inattivi vengono chiamati in gergo “inoccupati” e se ne contano, dislocati fra Volterra, Pisa, Pontedera e Santa Croce ben 4.055. Che si confrontano con i disoccupati che invece arrivano a 41.950. Un esercito di persone insomma che hanno fatto la spola nei centri dell'impiego della Provincia alla disperata ricerca di un'occasione che, se mai fosse capitata, rientrava nei contratti di lavoro a tempo determinato. 6.657 sono stati i contratti a progetto stipulati in Provincia nei dodici mesi appena passati, mentre 36.015 quelli appunto con una scadenza fissata e da rispettare. La sintesi è straziante e non si intravede un'uscita dal tunnel. Così un esercito di uomini e donne, armati di pazienza e forza d'animo si aggira nelle stanze dei centri per l'impiego tentando il tutto per tutto.
I precari. Non a caso, si impennano le cifre che riguardano queste tipologie di accordi lavorativi. Tra Pisa, Pontedera, Santa Croce e Volterra sono 42.672 gli uomini e le donne avvolti dalla precarietà. L’instabilità è insomma l’altra faccia della medaglia. Con l’universo femminile che ancora fa la parte del leone per poter contare almeno su lassi di tempo in cui, economicamente, si può respirare. Non importa insomma per quanto, basta lavorare, rosicchiare e conservare quel poco che resta nella speranza di un posto fisso sempre più lontano. «Il mercato è stagnante», spiega l'assessore. «La domanda di lavoro è debole e la disoccupazione costantemente in ascesa. Senza contare che non accenna a diminuire il numero di individui coinvolti nella cassa integrazione».
I settori compiti. E stavolta non ci sono settori più colpiti e altri meno. Dal cuoio alle produzioni meccaniche, dall’abbigliamento al commercio, tutti sono coinvolti. «Compresi quelli legati alla stagionalità, al turismo e ai servizi alla persona», specifica Romei. E non è tutto. Questi dati riguardano solo coloro che in realtà ci provano. «Dal momento che non è più obbligatorio andare al collocamento – spiega Romei – resta una fascia grigia di gente che non si avvicina più ai centri per l’impiego, pur non avendo lavoro». Sono i cosiddetti “scoraggiati”, quelli che non si iscrivono e che vengono automaticamente esclusi dalle rilevazioni provinciali. «Così, alle cifre in nostro possesso, andrebbero aggiunti questi conteggi che senza dubbio registrano un’identica situazione di sofferenza».
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