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Edilizia, ultima chiamata alle istituzioni

Edilizia, ultima chiamata alle istituzioni

Cna Valdera e sindacati di categoria chiedono un tavolo di crisi e il pagamento dei lavori consegnati

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PONTEDERA. «Pagate il conto». È quanto chiedono a una sola voce Cna Valdera e sindacati degli edili agli enti locali della provincia di Pisa. Il credito che supera i 25 milioni di euro e sta mandando a fondo il settore, con pagamenti che avvengono dopo due anni dalla fine dei lavori. Tra le richieste anche l’apertura di un tavolo sulla crisi del comparto, come è stato fatto per la meccanica. Un primo incontro con i sindaci dell’Unione della Valdera dovrebbe tenersi la prossima settimana.

«Il settore è piegato da una crisi senza precedenti – afferma il presidente della Cna Valdera Marco Rossi –. Il mercato immobiliare è fermo e i lavori degli enti pubblici sono fortemente diminuiti. Almeno due sono gli aspetti negativi: la stretta del credito e i ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione». Stando all’osservatorio della Cna nel secondo semestre del 2011 il credito alle imprese si è ridotto del 35%, i bandi per appalti pubblici sono scemati del 62% e le transazioni per l’acquisto di immobili residenziali sono in calo del 33%.

La comunione d’intenti tra Cna Valdera e i sindacati sottolinea l’allarme. «Abbiamo due o tre mesi d’ossigeno – dice Rossi –. Poi dovremo affrontare chiusure di impresa e licenziamenti». Una realtà che il vicepresidente di Cna Valdera, Matteo Giusti traduce in cifre: «In Valdera ogni mese si pagano circa un milione di euro in stipendi a fronte di 500 dipendenti».

Il settore è il grande ammalato. «In provincia conta più dipendenti che nella sola Piaggio, circa 1.500 aziende e 4mila dipendenti senza considerare gli autonomi – sottolinea Gabriele Gerini di Feneal Uil –. Ogni edile si porta dietro almeno 5 lavoratori, dal legno all’impiantistica». Roberto Seghetti di Filca-Cisl punta il dito sulle gare d’appalto: «Col massimo ribasso le imprese locali sono tagliate fuori. Gli appalti arrivano fino al 40% di ribasso, ma così è impossibile lavorare in regola. E il rischio è di tagliare fuori le imprese sane».

La misura delle difficoltà la dà il dato sulle ore di cassa integrazione ordinaria. Lo scorso anno sono state 692mila. «È un settore che fa poco rumore perché l’85% delle aziende non supera i 5 dipendenti – dice Pablo Cartone di Fillea-Cgil - Il rischio è che si spenga in silenzio».(m.m.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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