Italia
«Il protocollo 2001 non è stato rispettato»
VOLTERRA. Smonta buona parte del protocollo-ponte il Comitato in difesa dell’Alta Valdicecina. Quel documento che porterà allo sblocco delle concessioni Cecina e Poppiano e all’accordo definitivo tra...
VOLTERRA. Smonta buona parte del protocollo-ponte il Comitato in difesa dell’Alta Valdicecina. Quel documento che porterà allo sblocco delle concessioni Cecina e Poppiano e all’accordo definitivo tra l’azienda Solvay e le istituzioni. «Nelle conclusioni si legge che le parti firmatarie riconoscono che Solvay e Atisale hanno adempiuto agli impegni assunti nel protocollo d’intesa del 26 luglio 2001 per cui la Regione provvederà a rinnovare entro il 30 aprile le concessioni. Noi ci chiediamo come si possa ritenere che gli impegni siano stati portati a termine e come una trattativa seria possa nascere da queste premesse», si domandano dal Comitato di Saline.
Vanno nel dettaglio: «In quel documento si diceva che Solvay si impegnava a favorire iniziative a carattere industriale, capaci di ricadute occupazionali e di incentivare la ripresa economica sul territorio e a tal fine l’azienda propone al vaglio delle autorità competenti il progetto per l’insediamento nel proprio stabilimento di Ponteginori di un’attività industriale secondo i principi ispiratori del progetto di parco industriale previsto a Rosignano – spiegano e poi affondano –. Nonostante la realizzazione di Officina 2000, la manodopera Solvay inValdicecina è stata in costante diminuzione negli ultimi 10 anni». Questione idrica: «Solvay si impegnava a presentare entro il 31 ottobre 2001 un progetto mirato alla diversificazione delle zone e delle fonti di approvvigionamento idrico e all’individuazione delle modalità di riduzione degli emungimenti durante il periodo estivo, eppure i punti di prelievo sul fiume Cecina sono gli stessi da 15 anni». Parole dirette anche a Atisale: «Si impegnava a consolidare l’attività produttiva della salina, ma nonostante il cambio di proprietà le strutture della salina sono ancora quelle fatiscenti degli anni ’60, quanto al rilancio occupazionale ricordiamo che la manodopera impiegata si è ridotta a 43 unità al momento della stipula del contratto Eti-Solvay». Una stoccata anche per le amministrazioni firmatarie del protocollo: «Considerano principio fondamentale che le risorse economiche dell’attività Solvay vengano destinate ai territori interessati dalle estrazioni di salgemma, ci chiediamo se mai un euro di questi soldi sia arrivato da noi».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
