La manifestazione
Guerra di poltrone blocca la cassa integrazione
Per le divisioni tra i sindacati sulle nomine nelle commissioni provinciali congelati da mesi i soldi che le aziende hanno anticipato ai loro dipendenti
PONTEDERA. La corsa alle poltrone inchioda le aziende. Congela i soldi che hanno anticipato per la cassa integrazione. E provoca una crisi di liquidità per le imprese più piccole. Una spirale generata dai sindacati che sta soffocando le realtà del tessuto economico di tutta la provincia. «C'è una situazione di stallo, ma le procedure per il rinnovo delle commissioni provinciali della cassa integrazione guadagni sono state avviate circa 4 mesi prima della scadenza del vecchio mandato», conferma il direttore della Direzione provinciale del Lavoro Anna Maria Venezia. La scadenza è arrivata a settembre e da allora tutto si è incagliato. Fino ad accumulare un conto che supera un milione di euro. Alcuni imprenditori vantano crediti anche di oltre 100mila euro.
La triplice, Cgil, Cisl e Uil, è divisa. Non su questioni di principio o di politica sindacale, ma sulle poltrone. Ce ne sono due disponibili e non riescono a trovare l'accordo su chi debba restare in piedi per i prossimi 4 anni, tanto dura la carica. Ci sono una Commissione provinciale della Cassa integrazione guadagni per l'industria e una per l'edilizia. In ciascuna siede un rappresentante dei sindacati, uno delle organizzazioni datoriali, il direttore della Direzione provinciale del Lavoro e con un ruolo consultivo anche un esponente dell'Inps. E da quei tavoli devono passare le procedure della "Cassa" per essere approvate e messe all'incasso per le aziende.
La trattativa sta strozzando più di un'impresa. E dopo mesi di inutile balletto ha il peso di una mancanza di soldi e il sapore della beffa. Per una partita che si gioca a parti invertite. Dove le aziende fanno la voce bassa, per non urtare. Ma un equilibrio tra i sindacati è più che mai urgente. «La prossima settimana ci riuniremo con le altre sigle sindacali per comunicare i rappresentanti», rassicura il segretario provinciale della Uil Renzo Rossi. Che poi ammette: «Se avessimo stabilito un criterio di rotazione come abbiamo fatto in altri ambiti la faccenda sarebbe stata più semplice. Adesso servono soluzioni che stanno nel solco della buona volontà. La questione si deve definire per forza».
Da Pisa la nomina dei componenti viene ratificata con un decreto dalla Direzione regionale. Ma per farlo servono le designazioni dei componenti da parte delle diverse categorie rappresentate. Corrono le carte da mesi, ma non si riesce a farle uscire dai confini pisani. A tentennare è la sponda sindacale. Per ciascuna commissione servono un membro effettivo e un supplente. «Siamo pronti a sederci intorno a un tavolo – dice il segretario provinciale della Cisl Gianluca Federici –. E a fare nomine congiunte con gli altri sindacati, come indicato anche dalla Direzione regionale del lavoro». Poi l'aut aut: «Non possiamo accettare che qualcuno voglia decidere anche per noi. I ritardi non sono addebitabili alla mia organizzazione».
L'equilibrio sta nelle nomine nelle due commissioni: 2 posti per 3 organizzazioni. Ma perché questo muro contro muro? Per Rossi (Uil): «Si tratta di cariche onorifiche, ma ci sono elementi di rappresentanza». Cautela dalla Cgil. Il segretario provinciale, membro effettivo nell'ultima commissione industria, Gianfranco Francese ammette il blocco dell'attività ma non va oltre: «In questo momento c'è la necessità di arrivare a una rapida ricostituzione delle commissioni».
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