Il Tirreno

Pontedera

Le donne? Sono brave ma non comandano

di Paola Silvi
Le donne? Sono brave ma non comandano

In politica è ancora scarsa la presenza “rosa” nelle giunte degli enti locali Fa eccezione Calcinaia, maglia nera a Vicopisano e a Pomarance

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PONTEDERA. Donne e politica, ancora due mondi che faticano a parlarsi. Lo dicono i numeri. Lo dicono le dirette interessate. E non basta essere un territorio avanzato per sdoganarle. In totale sono solo 43 le donne presenti nelle giunte della provincia, su un totale di 144 amministratori. Per lo più giovani, sempre diplomate o laureate, ovviamente tenaci, in un ambiente declinato al maschile. Dove i 26 assessori in gonnella non raggiungono il 30%. E dove le “sindachesse” continuano a contarsi sulle dita di una mano.

Sono appunto 5: Lucia Ciampi (nella foto piccola) a Calcinaia, Francesca Mancini a Chianni, Alessandra Vivaldi a Montopoli, Giuliana Menci a Orciano e Antonietta Fais a Terricciola.

Con qualche eccezione per il ruolo di vice-sindaco detenuto stavolta da ben 4 professioniste. Iselda Barghini è l’alter ego del primo cittadino di Crespina, Fulvia Petrini di quello di Fauglia mentre Giulia Deidda è vicesindaco a Santa Croce e Silvia Memmini a Santa Maria a Monte.

«Sono dati molto bassi», conferma Lucia Ciampi. «Nonostante esempi di donne preparate e competenti che possono eguagliare i colleghi maschi e addirittura superarli, il livello di parità non è ancora raggiunto».

Qualcosa insomma sembra frenare l’ingresso della popolazione femminile nelle stanze dei bottoni.

«I miei figli sono grandi ed è passato il momento di accudirli. Ma chi li ha ancora piccoli è molto condizionato se non ha un compagno che condivide le sue scelte».

Le responsabilità familiari mal si conciliano dunque con gli impegni professionali ad alti livelli. Peccato perché «l’apporto femminile nelle decisioni – aggiunge Ciampi – si sente a 360°. Dal bilancio all’istruzione».

«È una faticaccia», sostiene anche Francesca Mancini, primo sindaco donna eletto a Chianni, oggi alla sua seconda legislatura, riferendosi alla sua duplice avventura di mamma e di amministratore.

«Mia figlia Virginia ha 18 mesi e praticamente è cresciuta in Comune. Nel mio ufficio avevo ricreato una sorta di nursery e finché non ha compiuto un anno e non è andata al nido, me la sono portata anche agli incontri e alle riunioni».

Ma svolgere funzioni istituzionali è davvero un’impresa se non supportate in maniera adeguata.

«Dipende dagli uomini che ti trovi vicino. Io sono stata fortunata - conclude Mancini - i miei colleghi mi sono venuti incontro. Non mi capita mai di sentirmi né penalizzata né oppressa. Sono così abituata ad essere circondata da uomini che non vedo più le differenze».

Anzi, le donne in carriera sono tutte d’accordo nell’esaltare le differenze. Sì alla parità dei diritti, ma senza omologare maschi e femmine.«Le diversità – ribadisce Ciampi - non sono imputabili al sesso ma alle competenze. Di fatto le donne hanno sviluppato nel tempo una corazza che le rende quasi invincibili. Anche a scuola, dove insegno, le studentesse sono molto più determinate dei maschietti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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