Sicurezza
Imprenditori-giardinieri contro il degrado del pip
L’area industriale di Castelfranco tra piante giganti e totale abbandono «Interveniamo a nostre spese, in cambio dell’azzeramento del canone»
Piante selvatiche che crescono nel bel mezzo di marciapiedi e parcheggi. Oleandri di dimensioni ciclopiche e spartitraffico che sembrano spuntare da una giungla.
L'immagine è quella dell'abbandono. Eppure non siamo in una città fantasma, ma nella nuova zona industriale di Castelfranco, nata alla fine degli anni '90 come fiore all'occhiello tra le aree produttive del comprensorio. Viali e strade a doppio senso, parcheggi e rotatorie, corsie di accelerazione e tanto spazio a verde. Un modello di area industriale moderna e funzionale, lontana dagli squallidi agglomerati industriali che hanno segnato il grande boom economico del distretto. Eppure, si sa, ciò che è bello richiede una buona dose di attenzione. Invece, dopo un lungo periodo di semi-abbandono, si rischia adesso di compromettere per sempre un investimento importante. Il risultato è quella patina di trascuratezza che accentua il senso della crisi, in un mercato, invece, che richiede prima di tutto una buona immagine di sé.
Una situazione intollerabile per le aziende del macrolotto castelfranchese, che si dicono pronte a farsi carico degli interventi di manutenzione e cura del verde pubblico. A guidare l'iniziativa è il consorzio Coaque, che riunisce le imprese che usufruiscono dell'acquedotto industriale, versando al Comune un canone annuo di 5mila euro. «Il degrado è evidente – dice il presidente Mauro Orazzini – una vera e propria manutenzione non è mai stata fatta. Abbiamo proposto al Comune di intervenire a nostre spese, chiedendo in cambio l'azzeramento del canone. Per adesso abbiamo solo un accordo di massima: attendiamo ora il via libera ufficiale». L'intenzione degli imprenditori è partire quanto prima: «Ci sono piante selvatiche che stanno distruggendo marciapiedi e parcheggi – spiega Orazzini -. Per questo sarebbe importante partire subito. Abbiamo già chiesto dei preventivi: all'inizio servirà una terapia d'urto, con un intervento di ripulitura di circa 30mila euro, dopodiché ne serviranno 16mila l'anno per la manutenzione». La proposta prevede un protocollo di 3 anni, al quale hanno già aderito decine di aziende. Tra queste anche la Modulgraf di Daniele Barontini, livornese, arrivato nel Valdarno trent'anni fa e dal '99 a Castelfranco. «Vedere la zona in queste condizioni non è un bel biglietto da visita – afferma –. L'estetica è importante: per uscire dalla crisi bisogna credere nell'impresa, volergli bene, e non preoccuparsi solo dei soldi che ci mettiamo in tasca. Soprattutto in un distretto come questo, dove le aziende hanno prodotto tanta ricchezza restituendone però troppo poca al territorio. Lo scorso settembre avevo scritto anche al sindaco, senza però ricevere risposta».
Il primo cittadino Umberto Marvogli garantisce massima apertura all'iniziativa. «E' un fatto positivo, arriveremo sicuramente ad un protocollo. Ci siamo già incontrati con gli imprenditori e comprendiamo le loro preoccupazioni. Contiamo di arrivare ad un accordo già entro la primavera. La nostra è una zona industriale ben fatta, e vogliamo mantenerla, anche se per noi, ormai, è divenuto praticamente impossibile garantire la manutenzione dell'area».
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